In verità un fatto d’armi tanto celebre e classico avrebbe meritato una penna migliore. Ad ogni modo è sempre laudabile sommamente la buona intenzione, e ’l patriottismo del Duca di Airola nell’aver voluto a tal modo onorarne e perpetuarne la memoria. Non sarebbe forse fuor di proposito che alla iscrizione suddetta ne venisse sostituita un’altra dello stesso metro, che la metto in nota, la quale potrebbe un poco meglio corrispondere alle circostanze del fatto riportate nel precitato libriccino[299]. Ritornando ora alla onorevole proposta del Sindaco Fasoli per la restaurazione del monumento suddetto, si è veduta questa ritardata per più mesi per la seguente circostanza.

Il Signor Intendente della Provincia, benchè fosse stato animato da uguale impegno perchè la cosa avesse avuto il suo effetto, volle abbondare di civiltà e di riguardo verso il Capitolo di Trani. Quindi con sua lettera di uffizio diretta a quel degnissimo Monsignor Arcivescovo gli fece conoscere la dimanda del Signor Fasoli, onde si fosse compiaciuto di passarla a notizia del Capitolo, sentire le intenzioni dello stesso e comunicargliele. Quel Collegio rispose coll’aver dato il suo consenso colla condizione espressa però che nella esecuzione de’ lavori si avesse dovuto rimettere semplicemente l’antica lapide senz’altra aggiunta, e si fossero chiamati i suoi Deputati per essere presenti alla proposta ricostruzione del monumento suddetto.

Il Sindaco Fasoli però non trovò per sè conveniente il ricevere leggi da chi non aveva verun dritto di dettarle, ed avere de’ Soprastanti per un’opera che sarebbe andata ad eseguirsi colla borsa sua, non con quella del Capitolo di Trani. Fece quindi osservare al Signor Intendente che quest’ultimo comunque si trovi ora proprietario di quello stesso fondo, nel quale tre secoli indietro il detto antico monumento in parte tuttavia esistente fu costrutto dalla Pubblica Autorità, non perciò il sito da esso occupato può appartenergli. Che il suolo occupato dai monumenti pubblici è di pubblica ragione, costituisce una proprietà dello Stato, e non può riputarsi giammai di privato dominio.

Che quindi mancava al Capitolo suddetto qualunque dritto e qualunque titolo per pretendere di dettar leggi e condizioni, e di presedere anche alla ricostruzione da lui proposta. Che anzi abusivamente si aveva appropriati gli avanzi del distrutto monumento, i quali non gli appartenevano. Soggiunse quindi che tutto ciò che può riguardare i monumenti pubblici che costituiscono una proprietà dello Stato, deve dipendere esclusivamente dalle disposizioni e dai regolamenti suggeriti dal Capo Politico della Provincia, o da S. E. il Signor Ministro dell’Interno, non già dalle velleità di qualunque privato, o Corpo Morale.

Queste giuste e ben fondate osservazioni del Signor Fasoli il Signor Intendente le comunicò al Capitolo suddetto, il quale non potè non sentirsene imbarazzato. Conseguenza quindi di tal diverbio è stata che il Capitolo unitamente al Sindaco di Trani son venuti a dichiarare che trovandosi il monumento suddetto nel tenimento di quella città, come innanzi si è detto, si sarebbero essi prestati a restaurarlo sollecitamente.

Quindi il detto Signor Intendente con sua lettera di uffizio diretta al Sindaco Fasoli del dì otto Agosto 1844 num. 2292 gli ha partecipato il risultamento suddetto, e gli ha soggiunto di aver creduto giusto d’inerire alla proposta del Sindaco di Trani a motivo che il sito del fondo S. Elia è nel tenimento di quella città: di aver quindi ordinata la regolare e celere esecuzione de’ lavori. Gli ha collo stesso uffizio espresso anche il meritato elogio per aver spinta una operazione da lui applaudita come gloriosa alla nostra Provincia, e diretta a far risorgere un antico oggetto di tanto cara ricordanza.

Sono anch’io contento appieno che il mio giusto desiderio di veder rimesso di nuovo quel monumento di gloria pe ’l nome Italiano verrà a rimanere appagato in un modo molto per me soddisfacente, attesa la parte attiva che vi ha presa una persona che mi appartiene, ed ha saputo prevenire i miei pensamenti prima che gli avesse conosciuti.

FINE.

[ INDICE]

L’autore al suo nipote Giovannino Jatta [Pag. 3]
Introduzione [5]
INDICE DE’ CAPITOLI.
CAPO I.
Degli antichi Scrittori che hanno parlato della città di Ruvo PAG. [9]
CAPO II.
Delle antiche monete della città di Ruvo [32]
CAPO III.
La città di Ruvo deve credersi fondata dagli Arcadi che vennero nella Italia prima della Guerra di Troja [35]
CAPO IV.
Li pregevoli vasi fittili, ed altri oggetti delle belle arti antiche trovati in Ruvo confermano vie più la sua origine Arcadica [56]
CAPO V.
La origine Arcadica della città di Ruvo si desume anche dal nome alla stessa imposto dai suoi primi fondatori [90]
CAPO VI.
Del sito in cui fu la città di Ruvo da principio edificata [99]
CAPO VII.
Notizie della città di Ruvo fino all’epoca de’ Normanni [107]
CAPO VIII.
Notizie della città di Ruvo al tempo della Dinastia Angioina [122]
CAPO IX.
Notizie della città di Ruvo al tempo della Dinastia Aragonese [164]
CAPO X.
Notizie relative alla città di Ruvo dall’epoca di Ferdinando il Cattolico fino a quella dell’attuale Dinastia Regnante [170]
CAPO XI.
De’ diritti acquistati dal Regio Tavoliere di Puglia nell’agro Ruvestino e degli abusi dappoi introdotti [195]
CAPO XII.
Degli abusi e gravezze che la città di Ruvo ha sofferte dalla prepotenza Baronale [209]
CAPO XIII.
De’ giudizj dell’anno 1750, dell’anno 1797 e dell’anno 1804, e delle transazioni dell’anno 1751 e dell’anno 1805 [239]
CAPO XIV.
Fatti principali avvenuti nella città di Ruvo dalla fine del secolo XVIII in poi [261]
CAPO XV.
Osservazioni sulla città di Ruvo, sulla sua Popolazione, sulla pregevole qualità e varietà del suo territorio, e sui disordini introdotti nella moderna Amministrazione comunale [304]
AVVERTIMENTO
Sulla origine della città di Ruvo esposta dall’Autore [319]
Indice generale [329]
RVBASTINORVM NVMORVM CATALOGVS [1]
FRANCISCI M. AVELLINII EPISTOLA [21]
HISTORIA DEL COMBATTIMENTO DE’ TREDICI ITALIANI CON ALTRETTANTI FRANCESI [1]
NOTA DELL’EDITORE [35]