[116]. Giacchè siam passati alle frivolezze sta bene che quì si osservi che nell’Italiano si dice Terlizzi, e non Terlizzo, e che i Popolari dicono Terrizz, e non Turrizzo. Il linguaggio popolare del luogo io lo conosco assai meglio di Martorelli.
[117]. Avrebbe dovuto quì far conoscere il Sig. Martorelli i nomi degli uomini dottissimi che gli fecero pervenire la copia di cotesta lapide, e ’l luogo ove possa la stessa essere osservata da chi ne sia curioso. Non si comprende poi come nella parola mutilata Turri... abbia egli letta con tanta chiarezza, e felicità il nome della città chiamata Turricium creata solo dalla forza della sua immaginazione! Molto meno ci ha fatto sapere come il suo Turricium possa combinarsi colla parola FIL. che la precede. Le due parole unite insieme darebbero il seguente risultamento Filius Turricii. Corrisponde lo stesso a meraviglia al concetto del Signor Martorelli!!! In fine non è cosa meno lepida il vedersi che da una pretesa lapide che segna l’anno DCCCVI ne abbia egli inferito che il suo Turricium già esisteva inter Apuliæ urbes felicioribus sæculis! Belle visioni!
[118]. È cosa veramente mirabile che ciò che non vide Plinio che visse ai tempi di Trajano lo abbia veduto Martorelli tanti secoli dopo! Il primo nel luogo riportato innanzi al Capo III ci fece conoscere un per uno i nomi delle antiche città della Peucezia, tra le quali Ruvo e Bitonto. E ’l Turricium di Martorelli dov’è? È ben curioso anche l’essersi quì detto che la nobile città denominata Turricium era edificata prope viam Trajanam! La via Trajana però, di cui si vedono ancora gli avanzi, menava direttamente da Ruvo a Bitonto allo stesso modo che si vede riportata anche nell’Itinerario di Antonino, e nell’Itinerario Gerosolimitano. La città di Terlizzi è a due miglia di distanza dalla via Trajana al lato sinistro di essa. Come si è potuto portare tant’oltre il travedimento anche su i fatti che cadono sotto i sensi?
[119]. Martorellius De Regia Theca Calamaria Prolegomena.
[120]. Si noti che nella Tavola Peutingeriana cotesto Rudas non si vede riportato col solito segno che distingue le città. Si vede bensì tal nome scritto vicino ad una laguna che sembra un lago, il quale comunica col mare Adriatico per mezzo di un canale segnato nella Tavola suddetta nel sito intermedio tra Barletta e Trani. Quindi cotesto antico corso di acqua che un tempo partiva da un lago ora scomparso pare che non possa esser altro che quella vasta, e profonda lama, o sia vallone che vi è a mezza via tra Barletta e Trani, sul quale ora passa la bella strada consolare della marina per mezzo di un ponte ben lungo e magnifico ch’è convenuto ivi formarsi con una spesa non lieve.
[121]. Muratorius Rerum Italicarum Scriptores Tom. X pag. 297.
[122]. Regest. Caroli I anni 1274 lit. B. fol. 322 a t.
[123]. Non manco quì di avvertire che lo Stemma della nostra città adoperato ne’ tempi a noi più vicini (giacchè quale fosse stato lo Stemma antico non si conosce), è una pianta di Rovo fiorito messo in una testa. È chiaro che i nostri colti Antenati adottarono nel ciò fare l’errore di Roberto Stefano e di altri. Ora però che si è venuto a conoscere la sua illustre origine per lo innanzi ignota, bisogna che cotesto errore sia corretto, ed il vero Stemma della nostra città si prenda dalle antiche monete che ci fanno conoscere la vera etimologia del suo nome, come saremo or ora a vederlo.
[124]. Dionys. Halicarnass. lib. I.
[125]. Pausaniæ Arcadica, seu liber VIII cap. 43.