Non aveva la prima, come non ha ora tampoco che un territorio ristrettissimo, il quale non era fornito di altro pascolo, meno che del picciolo bosco denominato Parco di Terlizzi ora ridotto a coltura. Rimpetto al vasto territorio di Ruvo non era questo che un punto matematico. Rispetto poi a Corato ha la stessa un territorio più ampio di quello di Terlizzi, ed è provveduta anche di paschi più estesi; ma non paragonabili affatto a quelli dell’agro Ruvestino. È chiaro quindi per se stesso che la promiscuità suddetta non la dettò l’interesse, poichè nulla vi era in essa a guadagnare per la città di Ruvo, ed in tutti i tempi i Coratini ed i Terlizzesi hanno avuto bisogno del territorio di Ruvo, non mai i Ruvestini di quello di Corato e di Terlizzi.

Tale comunione quindi la dettò unicamente la benevolenza, l’affezione e l’affinità de’ Ruvestini colle due novelle Popolazioni surte nel loro territorio, e formate probabilmente almeno in parte dai loro concittadini che andarono a stabilirsi a Corato ed a Terlizzi. È perciò che nell’ultimo Registro Aragonese dell’anno 1779 testè trascritto la Università ed Uomini di Corato dicevano che tal promiscuità la stavano godendo in forza di antiqua consuetudine privilegj e capitoli.

Le parole privilegj e capitoli nel nostro antico linguaggio legale valgono lo stesso che concessione. Capitoli e Privilegj sono denominate le grazie accordate dai nostri passati Sovrani alla città di Napoli ed a tutto il Regno. Ond’è che la stessa Università di Corato colla sua dimanda innanzi trascritta venne ingenuamente a dichiarare che la promiscuità suddetta la ripeteva da una concessione della città di Ruvo.

Cotesta promiscuità non vi è più da un tempo che sorpassa ogni memoria. Dovè rimanere disciolta per giusti motivi che s’ignorano. Essendovi stata però una volta, e formando parte della storia della nostra città, era regolare indagare i motivi che la suggerirono.

CAPO X. Notizie relative alla città di Ruvo dall’epoca di Ferdinando il Cattolico fino a quella dell’attuale Dinastia Regnante.

Per farmi strada a riportare i fatti relativi alla nostra città avvenuti nel principio del secolo XVI è indispensabile raccapitolare la storia della caduta della Dinastia Aragonese, e del modo in cui passò questo Regno a Ferdinando il Cattolico. Morto il Re Ferdinando I di Aragona nel dì 25 Gennajo 1494 gli succedè nel Regno il di lui figliuolo primogenito Alfonso II il quale fu incoronato in Napoli nel dì 8 Maggio dello stesso anno. Scoppiò ben presto sul di lui capo quella procella già preparata che la prudenza e la destrezza del suo genitore aveva tenuta per qualche tempo sospesa.

Carlo VIII Re di Francia gli mosse guerra per i motivi riportati dagli Storici del Regno, e specialmente da Giannone nel libro XXIX della sua Storia Civile. Era Alfonso generalmente odiato dai suoi sudditi. Appena le truppe di Carlo VIII si mostrarono ai confini tutto il Regno si pose in fermento. La città di Aquila, e con essa quasi tutto l’Abruzzo alzò la di lui bandiera. Queste notizie scoraggiarono Alfonso, e gli fecero obliare quella gloria militare che si aveva acquistata in tante guerre alla testa degli eserciti. Capì troppo tardi che la maggior forza di un Re la costituisce l’amore del suo popolo. Rinunziò quindi il Regno al suo figliuolo Ferdinando, giovane di alte speranze, ed andò a cercare un ricovero nella Sicilia. Sbarcato a Mazzara passò indi a Messina, e si ritirò in un Convento di Frati a menare una vita austera.

Cercò Ferdinando II di riunir l’esercito per opporsi all’armata nemica; si avvide però che la Nobiltà e ’l Popolo persistevano nello stesso odio contro suo Padre, e che mancava all’esercito la buona volontà. Credè quindi sano consiglio l’allontanarsi dal Regno, ed imbarcatosi col suo zio Federico e colla vecchia Regina sua avola, partì da Napoli. Si fermò prima nell’Isola d’Ischia; ma nel dì 20 Marzo 1495 sciolse le vele, e si recò anch’egli nella Sicilia. Consultatosi ivi col suo Padre Alfonso si determinò a rivolgersi a Ferdinando il Cattolico per ricuperare il Regno col di lui soccorso, consiglio troppo incauto, perchè aveva costui sul Regno di Napoli delle pretensioni che aveva fino a quel punto profondamente dissimulate.

Intanto Carlo VIII era entrato in Napoli nel dì 21 Febbrajo dell’anno suddetto non solo senza resistenza; ma anche largamente festeggiato ed applaudito. Non seppe però profittare di queste favorevoli disposizioni. Ei si diè ai piaceri ed ai sollazzi, ed i suoi uffiziali erano dediti alle rapine, ed a far danaro. Colla loro alterigia inoltre ed insolenza disgustavano tutti. Il festeggiamento quindi si cangiò ben presto in avversione e malcontento.

In tal posizione delle cose Ferdinando il Cattolico che covava de’ progetti sul Regno di Napoli accolse ben volentieri l’invito ricevuto. Non tardò a spedire nella Sicilia un uomo di guerra valoroso ed abile, cioè Consalvo Ernandez Aghilar di Cordova che la jattanza Spagnuola decorò col nome di Gran Capitano prima che le sue operazioni militari avessero potuto renderlo meritevole di esso. Sbarcato Consalvo colle sue truppe nella Calabria riportò sui Francesi rilevanti vantaggi.