Si era nel tempo stesso formata contro Carlo VIII una formidabile lega tra i Principi d’Italia, la Republica di Venezia, Ferdinando Re di Castiglia, il Papa Alessandro VI etc. Temendo egli di rimanere quì tagliato, si determinò ad uscire dal Regno per ritornare in Francia colle sue migliori truppe. Gli convenne però aprirsi il passo con una fiera battaglia che fu costretto di dare alle Truppe Veneziane appostate al fiume Taro.
Rimase nel Regno poca truppa sotto il comando del Signor Monpensier di Casa Borbone e del Signor d’Obignì di Nazione Scozzese. I Napolitani ciò vedendo spedirono segretamente persone nella Sicilia per sollecitare Ferdinando a ritornare nel Regno. Non tardò egli ad eseguirlo, e si presentò nella Rada di Napoli con sessanta grossi legni e venti più piccioli. Essendosi accostato al lido per poter sbarcare colle sue truppe al Ponte della Maddalena, uscì dalla città Monpensier coi Francesi per opporsi allo sbarco.
Ma i Napolitani presa questa opportunità, si levarono in armi, occuparono le porte, favorirono lo sbarco, ed introdussero festevolmente nella città il Re Ferdinando II nel dì 5 Luglio del detto anno 1495. Dopo ciò gli costò molto poco l’andare discacciando man mano i Francesi troppo deboli dai luoghi occupati. Gli rimaneva solo a ripigliare Taranto e Gaeta allora che fu da immatura morte rapito nella età di ventotto anni nel dì 8 di Ottobre dell’anno 1496.
Non avendo lasciati figliuoli ed essendo a lui premorto anche il suo Padre Alfonso, gli succede nel Regno il suo Zio Federico Principe di rara bontà, di esimie virtù, e tanto amato e venerato da tutti quanto era stato odiato il suo fratello Primogenito Alfonso. La sua elevazione al Trono fu di generale allegrezza. Anche que’ Grandi del Regno che per particolari risentimenti avevano seguite le bandiere di Carlo VIII si sommisero con alacrità a Federico, e furono da lui accolti colla massima benignità. Ma il migliore dei Re di quell’epoca non fu favorito dalla fortuna.
Morì nell’anno 1498 Carlo VIII Re di Francia. Ritornato egli nel suo paese dopo la battaglia del Taro aveva pensato ad occuparsi di tornei e di giostre, senz’aver preso più pensiero delle cose d’Italia e del Regno di Napoli. Gli succedè nel Trono Luigi XII, il quale si propose fermamente di conquistare lo Stato di Milano e ’l Regno di Napoli. Quindi nell’anno 1500 venne in Italia con poderoso esercito. Scacciò dai suoi Stati, e fece anche prigioniero il Duca di Milano. Vide lo sventurato Re Federico la tempesta che andava a cadere anche su di lui, e fu costretto dalla necessità ad implorare anch’egli un soccorso da Ferdinando il Cattolico, malgrado la giusta diffidenza che aveva delle di costui intenzioni. Ma ben si può dire che cadde quì sventuratamente la pecora in bocca del lupo.
Tra Ferdinando il Cattolico e Luigi XII era stato già conchiuso un segreto Trattato messo sul tappeto con Carlo VIII, ma non ultimato ancora quando avvenne la di costui morte. Era rimasto con esso stabilito che avrebbero entrambi adoperate le loro armi per torre a Federico il Regno di Napoli. La preda fu divisa nel seguente modo. Al Re di Francia toccar doveva la città di Napoli, la Piazza di Gaeta, la Provincia di Terra di Lavoro con tutto l’Abruzzo, la metà dell’entrata della Dogana delle pecore di Puglia, e ’l titolo di Re di Napoli e di Gerusalemme. Al Re di Spagna toccar doveva il Ducato di Calabria e di Puglia, l’altra metà dell’entrata della Dogana suddetta, e ’l titolo di Duca di Calabria e di Puglia. Si convenne che ciascuno di essi avrebbe atteso a conquistar colle armi la sua parte, senza che l’uno fosse stato obbligato ad ajutar l’altro, e che il trattato conchiuso sarebbe rimasto nel massimo segreto.
Stante cotesta segreta combinazione la richiesta del Re Federico fu da Ferdinando il Cattolico accolta con trasporto. Venne subito spedito di nuovo nella Sicilia Consalvo di Cordova con truppe e colle segrete istruzioni corrispondenti. Cadde costui nella bassezza di usare anche un tratto di perfidia non degno di un uomo di valore. Si fece dare dal Re Federico diverse città della Calabria sotto il pretesto di volerle per la sicurezza delle truppe che seco aveva menate in di lui soccorso; ma in realtà volle porsele in mano per facilitare vie più la conquista di quella porzione del Regno che col segreto trattato era stata attribuita al Re di Spagna. Ecco come rimase spogliato del Regno il buon Re Federico assai degno di una sorte migliore.
Ben presto però, e propriamente nell’anno 1501 vennero i due Re a discordia tra loro, poichè, come bene osserva Cornelio Tacito, Arduum est eodem loci potentiam et concordiam esse[208]. Nel segreto trattato non erano state bene e con avvedutezza definite, e circoscritte le Provincie divise. Data al Re di Francia la Provincia di Terra di Lavoro e l’Abruzzo, ed al Re di Spagna il Ducato di Calabria e di Puglia, a qual de’ due spettar dovevano il Contado di Molise, la Valle di Benevento, la Basilicata ed i due Principati? Ciascuna delle parti gli voleva per se. Ma la maggiore altercazione era per la Capitanata.
A dire il vero per la Capitanata la lettera del trattato non era nè ambigua nè oscura, e favoriva il Re di Spagna, poichè cotesta Provincia ha formata sempre parte della Puglia, ed era chiamata Puglia Daunia, come l’ho dimostrato nel Capo III. Ma i Francesi che troppo tardi erano venuti a conoscere l’importanza di essa, a dritto o a torto la volevano per loro.
Per evitarsi una rottura li Baroni del Regno fecero tutti gli sforzi onde la cosa fosse terminata con una combinazione amichevole. Proposero ed ottennero un colloquio tra il Duca di Némours Vicerè di Luigi XII e Consalvo che quì governava per Ferdinando il Cattolico. Nulla però si potè combinare, e fu risoluto fra i due Capitani che si fosse attesa la determinazione de’ due Sovrani, ed intanto nulla si fosse innovato contro lo stato in cui erano le cose. Ma dopo ciò il Duca di Némours che si vedeva di gran lunga superiore di forze, uscì da questo accordo ed intimò la guerra a Consalvo ove non gli avesse prontamente rilasciata la Capitanata.