La nostra carità non serra porte
a giusta voglia...

e soggiunge:

li nostri affetti, che solo infiammati
son nel piacer dello Spirito Santo...

e aggiunge: (ib. 70)

Frate, la nostra volontà quieta
virtù di carità...[558]
essere in caritade è qui necesse...

divina voglia...
allo re che 'n suo voler ne invoglia...
In la sua volontade...

Infine Piccarda conclude cantando la salutazione dell'angelo alla sposa dello Spirito. (ib. 121) E sempre è qui la nota del desiderio di sapere e del caldo d'amore e della luce. E infine gli spiriti di questo pianeta macchiato sono tali in cui la volontà un poco s'ammorzò, e della libertà del volere si ragiona. Ora la volontà è in noi ciò che lo Spirito è nella Triade. E si menziona la mala cupidigia, ben diversa da quella che fa cupido l'ingegno di Dante: (ib. 5, 79 e 89) ora cupidigia mala è quella che si liqua in volontà ingiusta, e la buona, cioè il retto amore, in volontà benigna.

Nel secondo regno del cielo, mosso degli Arcangeli, si contempla lo Spirito col Figlio. Lume, grazia, desio, ardore sono nel cielo di Mercurio. Giustiniano si nasconde nel suo raggio; (ib. 5, 136) e parla dell'aquila, che è molto affine alla colomba dello Spirito, dell'aquila che altra volta noi vediamo scendere con penne d'oro, e terribile come folgore; (Pur. 9, 20) e dice di sè: (ib. 6, 41)

per voler del primo Amor ch'io sento
dentro alle leggi trassi il troppo e il vano.

Questo, per lo Spirito: o il Figlio? Giustiniano dice che l'aquila romana ebbe la gloria di far la vendetta di Dio, sottomettendo al suo potere il suo Figlio. Il che Beatrice dichiara, ragionando a lungo della redenzione, per la quale il Verbo di Dio (ib. 7, 3)