lo raggio della grazia, onde s'accende
verace amore, e che poi cresce amando...
Dante vuol sapere e non ha bisogno di dire che cosa. Spiriti sapienti sono a lui mostrati, e tra gli altri il più sapiente degli uomini. Ma più rifulge il concetto della Sapienza nell'Amore, e più si mostra l'ingegno di Dante che l'esprime, nell'elogio de' due Principi, ordinati in favore della Sposa del Cristo. Udite: (Par. 11, 37)
L'un fu tutto Serafico in ardore,
l'altro per sapienza in terra fue
di cherubica luce uno splendore.
Ebbene lodando l'uno, si loda anche l'altro. La nota dell'amore accompagna sempre Francesco, (ib. 63, 74, 77, 114) il quale pure è assomigliato a Gesù (ib. 107) che è la Sapienza. E pien di amore è raffigurato Domenico (ib. 12, 55, 61), il quale è pur il sapiente de' due. (ib. 58) Ecco, invero, risuonare le tre grida: Cristo! Cristo! Cristo! (ib. 71) Così in lui s'intrecciano le due idee d'amore e di sapienza: (ib. 74)
il primo amor che in lui fu manifesto
fu al primo consiglio che diè Cristo...
per amor della verace manna
in picciol tempo gran dottor se feo.
Ed è da notare che l'elogio dell'amoroso è pronunziato da un sapiente, e quello del sapiente da un amoroso. Inoltre il dubbio risolto da S. Tomaso si appunta sulle generazioni, che, amando, fa Dio; (ib. 13, 52) sulla sapienza che non si disuna dal Padre e dell'Amore. Ed è fatto intelligibile il mistero della relazione della Sapienza e dell'Amore, con le parole, che l'ardore seguita la visione, ossia quanto più s'ama, più si vede o sa. (ib. 41) E si conclude: (ib. 76)
O vero sfavillar del Santo Spiro,
come si fece subito e candente
agli occhi miei che vinti nol soffriro!
Ma Beatrice sì bella e ridente
mi si mostrò....
(Beatrice è la Sapienza). E qui dunque le tre Persone si ritrovano tutte e tre: e così risuona il canto mistico: (13, 25)