[19.] V. nella Vita Nova di AD'Ancona (Pisa, Nistri 1872 e 1884) la nota in proposito al cap. III.

[20.] Un nobile maestro di psicologia, a questo proposito dice: “Per quanto sia ancor tenebrosa la psicologia dei sogni nei loro rapporti colle provocazioni della veglia, si può ritenere che il prodotto intellettuale di origine esclusivamente fantastica, meno facilmente s'inquadra nella trama d'un sogno, come quello che dispiega minor relazione cogli stimoli sensitivi. La disposizione al sogno par più viva sempre rispetto al reale, di cui il sogno è una qualche trasformazione, che rispetto all'ideale di cui il sogno non è che continuazione, perchè l'ideale è appunto il sogno della veglia„.

[21.] Il Casini (VN. pag. 22) con poca verisimiglianza intende “la morte chedea... la tua donna„. Come avrebbe detto Dante che lo verace giudizio del detto sogno non fu veduto allora per alcuno, se Guido l'aveva veduto? Meglio PErcole (Guido Cavalcanti e le sue rime p. 314 segg.). Pur dissento anche da lui. Il su' contraro è per me il contrario del sonno, e non l'avversione di Beatrice. Di più non credo a ciò ch'egli dice che “B. conquistandolo (il cuor di Dante) ne voleva la morte„, e che Amore desse “alla Donna da mangiare il cuore, destinato alla morte, per impietosirla„. Leggiamo per es. il Son. XXIII di Guido:

la nova donna cui mercede cheggio
questa battaglia di dolor mantene.
············
drizzami gli occhi de lo su disdegno
sì feramente che distrugge 'l core.

Il core muore, quando è disdegnato. E ci vuol, da parte della donna, mercede. Or questa mercede, nel fatto del sogno, Guido la vedeva e interpretava con quel fero cibo delle novelle, che si credeva potente a indurre in amore. (V. in VN. del D'A. pag. 34).

[22.] Togliendo a venticinque (l'adolescenza termina a venticinque anni) i nove anni della puerizia, abbiamo sedici, la cui metà è otto. Nell'esatto mezzo della sua adolescenza sarebbe stato Dante, se avesse avuto diciassette anni e non (come egli pone), due volte nove anni. Il nostro pensiero si fermerà su questi numeri. Notiamo ora che, se non Dante, Bice, sì, era allora proprio nel mezzo, avendo ella poco più di diciassett'anni.

[23.] MBarbi (Un son. e una ball. d'amore etc. Fir. 1897) crede sia da preferire la lezione monna Lagia a monna Bice.

[24.] Son. XXIX nell'edizione di PErcole. Il quale legge, con l'Arnone, al v. 8 avei ricolte, lasciando la lezione avea ricolte, havea riccolte di due codici, cui si può agguagliare l'altra d'un terzo, have (have') riccolte. E anche l'interpretazione, non solo a questo punto ma altrove, è disforme dalla mia. E bisogna leggere in FD'Ovidio, Studii sulla D. C. “La rimenata di Guido„, per aver notizia della letteratura dell'argomento. FD'O. sostiene tutt'altra opinione della mia.

[25.] Son. X dell'ed. citata. FTorraca pensa così in Rass. Crit. di Percopo e Zingarelli I 33.

[26.] che tutte le tue rime avea ricolte. Quel senso di ricogliere è in Dante, Pur. 18, 86. Par. 4, 88; 10, 81; 29, 69; e altrove. E a me pare alluda alla risposta perfetta, rima per rima (come non era sempre solito: cfr. gli altri sonetti a botta e risposta in PErcole p. 317 segg.). E mi pare interpretazione così facile e piana, che per certo alcun altro l'avrà trovata prima di me. L'asindeto avversativo, appoggiato al forte del verso di me parlavi sì coralemente, che io dichiaro col ma, non è alieno dallo stile stringato e poco agevole di Guido in altre sue cose. Anche il D'O. dà a quel valore esclamativo e lo dichiara per invece.