[27.] E può venire in mente che queste rime fossero quelle “certe cosette per rima„ fatte per la “gentile donna schermo de la veritade„ (VN. 5).
[28.] “Sì mi venne una volontà di volere ricordare il nome di quella gentilissima, e d'accompagnarlo di molti nomi di donne, e specialmente del nome di questa gentile donna„: VN. 6. Checchè fosse il segreto intendimento di Dante, quello “specialmente„ ci dice che nella pistola trionfava il nome della donna dello schermo.
[29.] Casini: Notizia sulla VN. nella sua edizione par. 5: “Se quest'idea del nove non avesse avuto un fondamento nel fatto, Dante avrebbe potuto imaginarla in ogni circostanza, non avrebbe avuto bisogno di dare un'espressione approssimativa alle sue parole, e tanto meno poi dì ricorrere a un artificio del ragionamento etc.„. Lascia invece dubitare l'intervallo tra la prima apparizione e il saluto.
[30.] Aur. Aug. Confessiones 3, 11, 20; 4, 1, 1.
[31.] Non posso tenermi dal dire che (nè con ciò intendo che Dante vi s'ispirasse qui o non s'ispirasse anche altronde), che ne' libri Contra Faustum di S. Agostino è grande uso di tali spiegazioni simboliche di numeri. Per es. Et quod vicesimus et septimus dies mensis commemoratur... id est quodam modo conquadratos trinitas perficit; in memoria qua Deum recolimus, in intelligentia qua cognoscimus, in voluntate qua diligimus. Tria enim ter et hoc ter fiunt viginti septem, qui est numeri ternarii quadratus. Lib. XII cap. XIX.
[32.] Vedasi, per citar l'ultima, negli “Studi sulla D. C.„ di FD'Ovidio, la trattazione “Dante e San Paolo„ a pag. 326-31. Il D'O. s'acqueta alla chiosa di GMazzoni, ridotta alla più semplice espressione, così: “I celesti vorrebbero subito in cielo la celeste Donna, e Dio la concederebbe se un solo essere celeste, la Pietà, nol rattenesse. I celesti avranno un giorno Beatrice, gli uomini destinati a salvarsi l'avranno ugualmente, ma e quei poveretti che non vedranno mai il Paradiso? Dio misericordioso pensa di lasciar che essi godano almeno un raggio di Paradiso in terra vedendo Beatrice„. Vedi nella VN. del d'Ancona e anche del Casini le varie opinioni d'altri, come quella dello Scherillo nello studio innanzi citato.
[33.] In molte questioni della Summa specialmente in 2a 2ae 18, 2 e 3. Trascrivo: Contra est quod Apost. dicit ad Rom. 8: Quod videt quis, quid sperat? sed beati fruuntur Dei visione; ergo in eis spes locum non habet... cum beatitudo iam non sit futura sed praesens, non potest ibi esse virtus spei; et ideo spes, sicut et fides, evacuatur in patria, et neutrum eorum in beatis esse potest... Evacuata spe in beatis, secundum quam sperabant sibi beatitudinem, sperant quidem aliis beatitudinem, sed non virtute spei, sed magis ex amore charitatis... — Ad conditionem miseriae damnatorum pertinet, ut ipsi sciant, quod nullo modo possunt damnationem evadere... unde patet, quod non possunt apprehendere beatitudinem ut bonum possibile, sicut nec beati ut bonum futurum; et ideo neque in beatis, neque in damnatis est spes; sed in viatoribus, sive sint in vita ista, sive in purgatorio, potest esse spes... magis potest esse fides informis in damnatis, quam spes.
[34.] Ne trovammo altri. Leggasi per esempio il mito del lume che è tenebra in Vel. pag. 67.
[35.] Vedasi nella Summa 2a 2ae 14, 2. L'uomo si distoglie dall'elezion del peccato, mediante la speranza che sorge dalla considerazione della misericordia che rimette i peccati e premia le virtù: e questa speranza è tolta dalla disperazione.
[36.] Vel. p. 477.