[45.] PRajna, La genesi della Divina Comedia: “Dante, in un periodo d'afflizione, perchè la sua Beatrice, biasimando alcuna cosa in lui, gli ha tolto il prezioso saluto, cerca conforto nella esaltazione dell'amata, e s'attenta, forse per la prima volta, ad affrontare il genere lirico più elevato, cioè la canzone. Egli parla — a donne e donzelle amorose — ...„

[46.] Vel. pag. 28.

[47.] Giuliani: “Io duro costante, non così tu: io rimango sempre lo stesso, non mi muto mai per diverse che sieno le circostanze in cui m'aggiro, ma tu invece ti cambi di frequente„. Il Witte: “un amico amore manda i suoi raggi ugualmente a tutte le parti della circonferenza, cioè si manifesta ugualmente in tutte le azioni dell'amante, ma le tue azioni hanno più d'un centro„. Queste due spiegazioni implicano il concetto d'incostanza e imprudenza. E l'implica anche quella del Notter: “Amando Beatrice mortale, oppure quel che in lei è mortale e non iddio, tu non sei ancora nel vero centro del tuo essere, cioè in me, che sono iddio„.

[48.] Nel Vel. (pag. 153) è notato lo sparire quasi a questo modo della lonza e specialmente del leone nella lupa.

[49.] AD'Ancona nella sua ed. della VN. “In questi due amori... a noi sembra trovare la conferma di ciò che il Boccaccio scrisse, Dante cioè essere stato prono ad amori, non sempre spirituali, specialmente in gioventù. Dovendo egli in questo libretto far le sue confessioni, non poteva tacere di quei due affetti giovanili: solamente, volendo anche mostrare la fatalità e la perennità dell'amore a Beatrice, li collegò con questo rappresentandoli come schermi„ etc.

GCarducci, nella medesima ed. “Peregrino indica lo errare da un amore all'altro o da una sembianza d'amore a un'altra: leggermente vestito, adombra la leggerezza e varietà di siffatti amori; e di vili drappi, significa che quel nuovo amore fu indegno: per ciò, più sotto, guarda la terra.„

MScherillo in Alcuni Capitoli etc. (pag. 268-272) rintraccia in poeti provenzali quest'uso d'amori finti a coprire il vero. Io credo però che Dante s'ispirasse a codesti rimatori per dare la sua figurazione allegorica di amori veri sebbene non serii, o che tali, almeno, non gli parvero dopo.

[50.] L'idea del circolo a significare l'amore può D. averla tratta dal 3 de Anima (in Summa 1a 2ae 26, 2): appetitivus motus circulo agitur. Invero il quid appetibile muove l'appetito che tende all'appetibile, da cui è mosso: così la linea converge a ritrovar sè stessa. Come però l'amore sia il centro di questo circolo, piuttosto che il principio di questo moto, qual è nella Somma, D. può averlo indotto da questo passo di S. Agostino nelle Confessioni, 13, 9: “Il corpo tende, per il peso, al suo luogo. Il peso non è solo verso il basso, ma verso il luogo suo. Il fuoco va a su, la pietra a giù. Sono tratti da' loro pesi, cercano i luoghi loro... Il mio peso è l'amor mio: là son condotto, ovunque io sia condotto„. Per la gravità il corpo cerca invero locum medium come è in Summa 1a 2ae 26, 1; e questo locus medius è detto centro da Dante stesso; (Inf. 34, 107)

dal centro...
il punto
al qual si traggon d'ogni parte i pesi.

È incluso, nel paragone di Dante, il concetto che amore sia Dio stesso? Può stare. Dio (per dirla con un filosofo cattolico, GMCornoldi, Lezioni di Filosofia, pag. 551), Dio “amando sè ama in sè e con sè tutte le cose„. E come egli è il centro cui tendeva l'anima ardente d'Agostino, ed è l'Amore stesso, così possono essere buone e cattive le cose ch'egli ama.