[155.] Tesi di FSKraus in Dante sein Leben und sein Werk etc. V. Egli però sostiene che tutto il Trattato ebbe occasione da quella bolla e principio in quell'anno.

[156.] CWitte, IDel Lungo, Grauert.

[157.] Il seme, i due capitoli 4 e 5 del IV del Convivio; l'innesto, le correzioni e aggiunte che Dante nella Monarchia fa a' concetti del Convivio: per es. a quello della nobiltà. Nel Co. 3, 8 non cita l'autore dell'opera di S. Martino Dumiense; in M. 2, 5 l'attribuisce, sia pure a torto, a Seneca. E altro, in rapporto alle epistole e al poema.

[158.] In questo senso mi par di accettare l'idea di IDel Lungo.

[159.] Nella Comedia (Pur. 16, 107) rettifica, e dice che anche l'autorità temporale è un sole. Nel vigesimo dell'inferno (v. 127) ha seguito l'idea o imagine della Mon. che quell'autorità si raffiguri nella luna. Con l'ipotesi e il calcolo che si leggeranno nei cap. seguenti, Dante alla fine del 1317 si sarebbe trovato a comporre, su per giù, il diciottesimo del purgatorio. C'è da credere che nel tempo stesso che, in ossequio alla tradizione, manteneva nel terzo di Monarchia l'imagine della luna imperiale, nella Comedia la facesse correggere quasi dispettosamente da Marco Lombardo.

[160.] Vel. pagg. 122, 169 e altr.

[161.] Dell'epistola a Can Grande è controversa l'autenticità, negata in questi giorni dal D'Ovidio, difesa da FTorraca. A me man mano pare che quest'autenticità risulti dall'esattezza singolare con cui è esposto il pensiero di Dante: da chi, se non da lui stesso?

[162.] È l'epitafio di Giovanni del Virgilio, che al verso 7 dice:

Pascua Pieriis demum resonabat avenis:
Atropos heu! lectum livida rupit opus.

Intorno a cui vedi FNovati Indagini e Postille Dantesche, Bologna 1899, pag. 37 sgg. Io non credo, come dirò di qui a poco, che Dante volesse fare un opus di dieci ecloghe; credo però che Giovanni del Virgilio lo credesse.