[203.] Ecl. X, 16 sqq. L'ecl. si legge: 2.
[204.] Ecl. I di Dante, v. 18, 21.
[205.] Ecl. V 4; VII 4, I 2; VI 3. Quest'ultima è citazione di FNovati (Op. cit. pag. 58): Cum canerem reges et proelia, Cynthius aurem Vellit et admonuit: Pastorem, Tityre, pinguis Pascere oportet ovis, deductum dicere carmen.
[206.] Ecl. V, 45.
[207.] FNovati, Op. cit. pag. 98. E ci sono altre osservazioni da fare. Che autorità aveva Giovanni del Virgilio di proporre a Dante o il modesto convento o la solenne e rarissima cerimonia della, diremo, gran laurea poetica? Come poteva Dante credere di Giovanni un'autorità come d'un Roberto di Napoli o d'un senatore di Roma?
[208.] CRicci. L'U. R. pag. 69 sgg.
[209.] Fa pensare, come già ho detto, che Giovanni del Virgilio ricordi i passi dell'inferno e del purgatorio, dove si parla de' poeti nel limbo. Ma certo l'argomento e il fine dell'epistola gli fecero ricordare quelli e non altri.
[210.] Leggi le belle pagine (170 sgg.) dell'U. R. del Ricci.
[211.] CRicci. L'U. R. pag. 118 sg.
[212.] Id. ib. pag. 124 sgg.