[503.] Vel. pag. 396.
[504.] Ma vedi Vel. pag. 391 sgg.
[505.] Sete: Pur. 20, 3, 89, 92, 117; 21, 1, 39, 46 sgg., 74, 97; 22, 6; fame: 22, 40, 132, 141, 144, 147, 149, 151 sg.; 23, 27, 30, 35, 66, 67; 24, 18, 24, 28, 30, 33, 39, 80, 104, 110, 116, 122. La fame entra nel posto della sete; e questa di quella in 20, 12, 105 (?), 107 (?); 22, 65, 102 (?), 105 (?), 137, 145, 150, 23, 36, 62, 66, 67, 86; 24, 24, 32, 124. Il che mostra una specie di rifusione delle due beatitudini (cfr. per esempio 21, 39 sete men digiuna, e 31, 128 cibo che asseta).
[506.] Pur. 19, 77, 120, 123, 125; 20, 48, 95; 21, 16 sgg., 65, 83; 22, 4, 71; 23, 15, 39; 24, 82 sgg., 129, 154.
[507.] Consiglio e intelletto sono tutti e due nominati nella cornice della gola. (23, 61; 22, 129; 24, 51) Il che mostra che essi vanno insieme e a pari, come il bere e il mangiare. Anche i due trattati, per così dire, dell'avarizia e della gola sono fusi; e male scorgiamo quando cessa l'uno e l'altro comincia.
[508.] Vel. pag. 391 sgg.
[509.] Su Stazio vedi alcune pagine di profonda intuizione in Su le orme di Dante (Roma, 1901) di Angelo de Gubernatis: lez. quarta. Vuol essere conosciuto anche un bello studio di Giovanni Longo-Manganaro: L'allegoria di Stazio nella D. C. Messina, 1901.
Dante volle il suo canone di poeti nel numero di sette. Tre, Virgilio e i suoi due discepoli, l'antico e il nuovo, entrano primi nella futura dimora dei pii vati antichi ossia poetae magni.
[510.] Vel. pag. 389.
[511.] De doctr. christ. II 7, 11.