[493.] Vel. pag. 386 sgg.

[494.] Aur. Aug. Op. III pag. 28 sq. (De Doctr. Christ. II 9 sqq.). Noto che quest'opera di S. Agostino è citata da Dante in Mon. 3, 4; idem ait in libro de D. Ch. etc.

[495.] In Summa 1a 2ae 68, 6. Vel. pag. 396 segg.

[496.] De Doctr. Christ. II 7, 9.

[497.] Vedi a pag. 472 sgg. e spec. 473 (a quella Atene celestiale...). Ripeto che Dante non attribuisce che la scienza o arte agli antichi savi. Matelda (l'arte e scienza) ha gli occhi ardenti e luminosi per amore, ed è scorta a Dante che ha mondati gli occhi nel fuoco d'amore per la visione.

[498.] Il lume che sfavilla nel passar dal girone dell'invidia a quello dell'ira, e che abbaglia, non è senza allegoria. Da notare ivi la parola arte (Pur. 15, 21).

[499.] De doctr. christ. II 7, 10 sq.

[500.] E la cosa si ripete nel salire dalla scientia alla fortitudo (17, 44).

[501.] Vedi a pag. 316 sgg.

[502.] Aur. Aug. Op. X 640 (Contra Secund. Man. X). Ecco una buona fonte per provare l'equivalenza, per il contrario, del diavolo al Dio uno e trino. La cupidità che si riduce a iniqua volontà, è proprio rappresentata nella faccia di mezzo. Vel. pag. 298.