[562.] Ricci U. R. p. 259. Vedi in questo libro a pag. 257. L'argomento principale che conferma la verità sostanziale del racconto Boccaccesco, è quel verso di Minghin da Mezzano. Egli scrisse il suo povero epitafio zoppicante, quando tutti credevano che Dante fosse rimasto a mezzo del suo cammino verso le stelle, ossia della terza cantica. Nè il cenno manca, forse, in quel del Canaccio: cecini voluerunt fata, quousque. La morte interruppe il canto.

[563.] Vedi a p. 231: Tu vuoi ch'io muoia etc. Vedi a p. 300 e sg. Il senso dei versi “Fa, signor mio„ in ultima analisi è che vuol compiere la Comedia prima di morire.

[564.] Vedi a pag. 292 sg.

[565.] E questo s'accorda con l'ipotesi di ALubin, che Dante nel XIX della VN, alludesse alla cavalcata del 1289 contro i ghibellini d'Arezzo. Vedi a pag. 49, nota.

[566.] Vedi a pag. 108 sgg.

[567.] Cap. I-VI.

[568.] Cap. I. La prima visione.

[569.] Cap. II. L'angiola.

[570.] Vedi a pag. 33, 117, 123 sg.

[571.] Cap. III. La speranza de' beati. Di Fausto si narra in Conf. V 3 sgg.