[582.] Cap. XXII L'Alpigiana.

[583.] Vedi a pag. 231 sg.

[584.] Vedi a pag. 573.

[585.] Capo XIX Decem vascula. Ho già notato, ma giova ripetere, che la terza cantica procede per decine, sebbene tra loro commesse e non recise l'una dall'altra: la prima decina è dell'ultimo ternario angelico, la seconda del penultimo, la terza del primo; e restano tre canti. Mentre correggo le bozze di queste pagine, leggo in Atene e Roma, ottobre 1901, un arguto ed elegante studio, sulla lezione di questi carmi latini, di GAlbini. Riferisco poche parole, che fanno presentire (non so se mi son qui troppo folle) come egli non sia punto persuaso delle conclusioni del Novati, alle quali si acqueta il D'Ovidio: “... Scrivere il Paradiso e poi coronarsi; coronarsi, certamente dell'alloro ideale etc. coronarsi anche materialmente, col rito e col ramo, se le circostanze non avversino„.

[586.] A pag. 392, nota, aggiungi che la strofa di S. Paolino d'Aquileia è del Natale.

[587.] Cap. XVIII Il veltro.

[588.] Cap. XX Romagna tua. Cap. XXI In Ravenna.

[589.] Cap. XXIII La selva e la foresta, a principio.

[590.] Cap. XXII L'alpigiana.

[591.] Il com. di Servio è al verso “Senti che cosa devi far prima„ per andare all'Averno. E racconta del ramo per cui un servo fuggitivo doveva morire. Dante era servo.