O non ripensa queste parole il Poeta quando fa esclamare al fedele di Maria:

Donna, se' tanto grande...
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza...?
(Par. 33, 13)

Non la chiama qui Donna senz'altro? E poi “saggia„ la dice in quanto a lei chiede la suprema visione. E “umile„ l'ha detta poco prima, e “pietosa„ la afferma con due parole. E “cortese„ la proclama affermando che in lei è magnificenza.

La qual magnificenza è non la generale, ma “la spezial cortesia„. (Co. 2, 11) E giova ricordare che molto probabilmente la signora della cortesia,[120] a cui nella Vita Nova Dante chiama misericordia, è la Madonna; non Beatrice, chiamata altrove sì cortese e cortesissima, (VN. 2) ma per la sua somiglianza alla Madonna; la quale è, essa, “donna della cortesia„ come “sire della cortesia„ è Dio. (VN 42) Nella grande preghiera suona: (Par. 33, 16)

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al domandar precorre.

E noi sappiamo come ella usi nel precorrere la domanda: chiede la Grazia la quale opera nel cuore dello smarrito, infondendogli la speranza. La Donna Gentile si rivolge a Lucia che va a Beatrice. Or bene nel Convivio Dante narra: “Più da sua gentilezza, che da mia elezione, venne ch'io ad essere suo consentissi„. Ella adunque precorse. “Chè passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra la mia vedova vita, che gli spiriti degli occhi miei a lei si fêro massimamente amici„. (Co. 2. 1) La espressione della Vita Nova è: “gli occhi miei si cominciaro a dilettare troppo di vederla„. (VN. 37) Nel Convivio riduce la vista a visione, gli occhi a spiriti degli occhi. E non ci è, naturalmente, il “troppo„. Il fatto è che la donna gentile del Convivio è mossa da misericordia, come la Donna Gentile della Comedia: si compianse. La quale a principio del Poema si compiange di lui, e alla fine gl'impetra la visione, dislegandogli ogni nube di sua mortalità. E sì, anche la donna gentile del Convivio, come ha fatta la prima cosa, fa la seconda:

Cose appariscon nello suo aspetto
che mostran de' piacer del Paradiso,
dico negli occhi e nel suo dolce riso.
(c. 2, 55)

Il che è dichiarato nel comento: “E qui si conviene sapere che gli occhi della sapienzia sono le sue dimostrazioni, colle quali si vede la verità certissimamente; e 'l suo riso sono le sue persuasioni; nelle quali si dimostra la luce interiore della sapienza sotto alcuno velamento; e in queste due si sente quel piacere altissimo di beatitudine, il qual è massimo bene in Paradiso„. (Co. 3, 15) E leggiamo: (Par. 33, 40)

Gli occhi da Dio diletti e venerati
fissi nell'Orator, ne dimostraro
quanto i devoti preghi, le son grati

Indi all'eterno lume si drizzaro,
nel qual non si de' creder che s'invii
per creatura l'occhio tanto chiaro.