Nel poema (Par. 23, 94)
per entro il cielo scese una facella,
formata in cerchio a guisa di corona,
e cinsela, e girossi intorno ad ella.
È l'arcangelo. E nella canzone: (2, 41)
Quivi, dov'ella parla, si dechina
uno spirto dal ciel... (al. un angelo)
Per veder Dio, nel poema si dice che bisogna impetrarne grazia da quella che può aiutare. (Par. 32, 147) Nella canzone si dice e nel comento si spiega (c. 2, 51)
che il suo aspetto giova
a consentir ciò che par maraviglia.
Onde la nostra fede è aiutata.
Nessuna cosa par più maraviglia di ciò che Dante vede, per mezzo di Maria: il mistero della Trinità. Infine, per non dilungarci in cento altri raffronti, Maria è Regina del cielo, e la Donna del Convivio, la filosofia cioè o la sapienza, è “eternale Imperadrice„ “che per noi drizzare, in nostra similitudine venne a noi„. (Co. 3, 15)
Così, la Donna gentile del Convivio è, anagogicamente, la Vergine madre di Gesù che è sapienza, e, allegoricamente, è la Sapientia o la filosofia; e comprende nell'un modo e nell'altro quella sapienza che nella Vita Nova è figurata in una specie di Madonna terrena, imitatrice della celeste. Dante, nel comento, dichiarò che questa sapienza era già personificata nella donna gentile e giovane e bella molto della Vita Nova; il che non è; ma a lui parve di poter essere creduto; perchè invero misericordiosa e pietosa egli aveva dipinta quella donna, come nel libro di Boezio vide poi misericordiosa la filosofia, e, nella sua religione, misericordiosa sapeva la Vergine madre. Ma, in vero, la pietà della donna gentile egli aveva finta, perchè il suo breve innamoramento fosse quel che egli voleva che fosse: un inganno fugace, dopo il quale tornò subito al suo bene. Nè può stare ciò che altri pensarono, che quell'episodio, svolto nel Convivio, figurasse un traviamento di Dante da Beatrice alla filosofia.[121] Beatrice già figurava la sapienza e rassomigliava a Maria; e la donna gentile rappresenta la sapienza e filosofia, ed è anche, anagogicamente, Maria. Il mutamento è di forma, non di sostanza; anzi è nella cornice e non nel quadro. Che già con le due prime canzoni del Convivio Dante mostra d'aver mutato il proposito che aveva fatto, di narrare una visione nella quale rivedesse Beatrice che lo conducesse per la via della contemplazione. Degli studi fatti per tale visione, egli si giovava in modo diverso, celebrando sì le lodi della sapienza, ma rinunziando all'estasi o all'excessus.
Egli si era nel 1295 dedicato alla vita civile e prendeva bensì dai suoi studi, fatti per forse trenta mesi, argomenti a poetare; ma non poteva, certo, narrare un suo proposito di abbandonare la via nella quale appunto allora si era messo.