Nel commiato della seconda canzone del Convivio, nella quale, come nella precedente, si parla di una Donna gentile che è allegoricamente la filosofia e anagogicamente la Vergine madre, si legge:

Canzone, e' par che tu parli contraro
al dir d'una sorella che tu hai;
chè questa donna, che tant'umil fai,
ella la chiama fera e disdegnosa.

E il Poeta insegna alla Canzone, come scusarsi col dire che la donna non era orgogliosa, ma pareva. Nel comento così narra e ragiona: “Veramente l'ultimo Verso, che per Tornata è posto, per la litterale sposizione assai leggermente qua si può ridurre, salvo in tanto quanto dice che io lì chiamai questa donna fera e disdegnosa. Dov'è da sapere che dal principio essa Filosofia parea a me, quanto dalla parte del suo corpo (cioè sapienzia), fiera, che non mi ridea, in quanto le sue persuasioni ancora non intendea; e disdegnosa, che non mi volgea l'occhio, cioè, ch'io non potea vedere le sue dimostrazioni. E di tutto questo il difetto era dal mio lato: e per questo, e per quello che nella sentenzia litterale è dato, è manifesta l'allegoria della Tornata„. (Co. 3, 15)

Ora a noi parrà soverchio questo chiamar “fera e disdegnosa„ quella che, anagogicamente, è la Madonna. E più ci parrà, se leggiamo la ballata che, verosimilmente, è riconosciuta per la “sorella„ della canzone. Leggiamo in vero: (Ca. 6, 9)

Voi che sapete ragionar d'Amore,
udite la Ballata mia pietosa,
che parla d'una donna disdegnosa,
la qual mi ha tolto il cor per suo valore.

Tanto disdegna qualunque la mira,
che fa chinare gli occhi per paura;
che d'intorno da' suoi sempre si gira
d'ogni crudelitate una pintura.

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Par ch'ella dica: io non sarò umile
verso d'alcun, che negli occhi mi guardi
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Io non spero che mai per sua pietate
degnasse di guardare un poco altrui:
così è fera donna in sua beltate
questa, che sente Amor negli occhi sui.

············

Disdegnosa la Donna, la cui benignità precorre al domandare? crudele e spietata la Donna in cui è, se mai in persona, misericordia e pietà? Non umile verso d'alcuno, la Donna umile ed alta più che creatura? Qualcuno certo rigetterà subito i miei raffronti, e dirà: Non può essere; hai sognato! Eppure anche fermandoci all'allegoria, che dico? anche non andando più in là della lettera, dobbiamo trovare dello strano e del contradditorio in questo chiamar fera e disdegnosa la donna gentile che, come leggiamo nella Vita Nova, lo riguardava “sì pietosamente, quanto a la vista, che tutta la pietà parea in lei accolta„; (VN. 35) che, come leggiamo nel Convivio, “passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra la di lui vedova vita, che gli spiriti degli occhi suoi a lei si fero massimamente amici„. (Co. 2, 2) Ma ognun dirà che tali sono le contraddizioni dell'amore, e che nell'amore la donna oggi par buona, domani cattiva, ora dolce ora amara. E, quanto all'allegoria, ognun converrà nel ritener giusta la ragione che Dante assegna della fierezza e del disdegno, che gli mostrò alcuna volta la filosofia, sebbene a principio non fosse che una pia consolatrice. E dovrebbe anche ognuno convenire che tali composizioni polisense è malagevole condurre sì che tutti i sensi riescono al pari congruenti e condecenti. E sol che abbia data un'occhiata ai libri dei mistici, vorrà consentire... Ma il consenso d'ognuno ha da venire dopo ben più difficili prove.