Il sonetto, dunque, contiene un vero sogno di Dante, sogno che appunto perchè è vero, non si presta a interpretazioni; ma ha inoltre una circostanza inventata, la quale, ripeto, è un principio di interpretazione che non poteva essere compiuta. Sembra che Dante volesse esprimere il comune concetto dell'amore che comincia con canti e suoni e finisce con lagrime, dell'amore che è gioia e dolore, che è dolce amaro. Il qual concetto è spesso in lui, come:

di fuor mostro allegranza,
e dentro da lo core struggo e ploro;
(VN. s. 2)

e anche:

altro sperando m'apporta dolzore,
altro pianger mi fa spesse fiate;
(VN. s. 6)

e va dicendo. E c'è, esposto in prosa e in versetti latini, subito nel primo capitolo dove “lo spirito de la vita„ trema avanti il dio più forte di lui, e “lo spirito animale„ maraviglia avanti l'apparizion della beatitudine, e “lo spirito naturale„ comincia a piangere e dice piangendo: Misero me! Ora perchè tal concetto nel sogno potesse riferirsi a Dante che aveva sognato, bisognava che il cuore non lo avesse mangiato la donna, sì esso; o meglio, che la donna non volesse mangiarlo, sì che Dante restasse innamorato solo, senza speranza di mercede. Ma sì; lo mangiava, sebbene con qualche ribrezzo, paventosa; e Amore si studiava di vincerne la ritrosia pascendola con atti più propri di servo, che di signore qual egli è: umilmente. Che così mi par d'intendere. Or dunque Dante giovinetto del suo sogno vero volle fare, con suoi versi alquanto impacciati, una visione che avesse senso, e non ci riuscì. Ma se il sogno è vero, vera è anche la donna che involta in un drappo pasce il cuor di Dante sul bel principio della vita poetica, quasi in sul mezzo della adolescenza di lui.[22]

II.
L'ANGIOLA

Quella vera donna si chiamava Bice:

Guido, vorrei, che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi ad un vascel, ch'ad ogni vento
per mare andasse a voler vostro e mio;

sicchè fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse il disio.

E monna Vanna e monna Bice poi[23]
con quella ch'è sul numero del trenta,
con noi ponesse il buono incantatore;