[29]. Pensiero LX.
[30]. Pensiero XXIV.
[31]. Il lettore ha già veduto da sè, nè tuttavia è inutile che glielo faccia meglio notare io, che questi pensieri sulla poesia, più che una confessione, che a volte sarebbe orgogliosa e vanitosa, sono veri e propri moniti a me stesso, che sono ben lontano dal fare ciò che pur credo sia da fare!
[32]. Lo «Zibaldone» non era ancora edito, quando scrivevo queste parole.
[33]. Così parlavo alla fine del secolo già sepolto.
[34]. Lo spiritismo, interpretato nel modo metafisico, distruggerebbe le religioni rivelate, perchè la rivelazione è di misteri incomprensibili e rende perciò necessaria la virtù fondamentale della fede. La quale è di «cose non parventi», che se invece appariscono, non c'è più fede, e se non c'è fede, non ha luogo più rivelazione e religione.
Vi pare? Di Gesù Cristo la discesa e predicazione sarebbe stata superflua! Un tavolino parlerebbe meglio e più del figlio di Dio!
[35]. I monti di prima sono quelli d'Urbino; i monti di poi, quelli di Barga.
[36]. Aen. VII 8 e 9: nec candida cursus Luna negat, splendet tremulo sub lumine pontus. Per il resto: VIII 87 e segg: tacita refluens ita substitit unda, Mitis ut in morem stagni placidaeque paludis Sterneret aequor aquis, remo ut luctamen abesset.
[37]. Queste sono pagine scritte alcuni anni addietro in risposta a F. Martini, un cui scritto, in proposito del greco, aveva il titolo: Punto e da capo.