le lagrime tra essi e riserrolli:

con legno legno mai spranga non cinse

forte così; ond’ei, come due becchi,

cozzaro insieme, tant’ira li vinse.

Pensando quanto atroci siano i delitti commessi dai rei della Caina, ricordando, per esempio, Sassol Mascheroni assassino d’un fanciullo, mal si può spiegare questa differenza nel ribrezzo della fama tra essi e i rei più ver lo mezzo, non più feroci di loro, se non si crede a ciò che io ho esposto: che la Caina punisce un peccato che è sì superbia, ma è finitimo all’invidia; un peccato che non è contro al principio universale dell’essere come gli altri tre, ma contro quello particolare; un peccato che offende non direttamente Dio, benchè offenda chi di Dio più tiene; un peccato che fa contro il quarto comandamento, che non è della prima tavola sebbene le sia molto vicino e affine. Ma di ciò ho parlato altrove. Qui osservo che il conte Ugolino si noma e subito:

Tu dei saper ch’io fui Conte Ugolino.

Per qual ragione se non principalmente per questa, che egli è della Caina?

E riprendiamo la questione: di qual colpa reo? Certo che di peccato contro congiunti. Non di tradimento contro congiunti? Mi periterei a dire, tradimento. Secondo Dante, tradimento sì, ma senz’altro, senza quelle parole contro congiunti. Tradere è in Dante obliare l’amore

che fa natura, e quel ch’è poi aggiunto,

di che la fede spezial si cria.