Ora per il mo’ di tradere, che è punito nella Caina, si oblìa quell’amore naturale e aggiunto, anche se non interviene frode raggiro agguato, anche se non interviene il tradimento quale noi lo concepiamo. Il marito di Francesca, per aver ucciso il fratello e la moglie, è atteso da Caina, sebbene il traditore non fosse lui, pover’uomo!
E in vero anche nelle altre tre specie di frode in chi si fida, la frode quale noi intendiamo non è necessario che ci sia; e Bruto e Cassio non sono così puniti perchè di sorpresa colsero Cesare nella curia, ma perchè lo uccisero, perchè in lui violarono Dio. Tuttavia in queste tre specie è pur sempre il corrompimento d’un patto, quando non è a dirittura un giuramento, d’un patto che non par sempre a noi così tacito e naturale come pareva a Dante per tutte e quattro, e come pare a noi per la prima. Diciamo dunque, che la colpa di Ugolino, pur degna della Caina, non è necessario che fosse offesa fraudolenta del vincolo di sangue, sì offesa senz’altro; ciò che si può dire, più o meno, delle altre colpe punite nelle tre circuizioni interne della ghiaccia, ma sempre meno che della esterna, specialmente considerando gli uccisori di commensali, sempre spergiuri. Non è necessario, anzi non è probabile. Un’aggravante qualunque, di agguato, di spergiuro, di società violata, di parte abbandonata avrebbe indotto il Poeta a porre più in ver lo mezzo il conte.
Probabile dunque mi pare che la colpa di Ugolino fosse un’offesa al vincolo del sangue, non complicata d’insidia. Ma qui può dire alcuno: L’obbiezione che da prima facesti al d’Ovidio, non occorreva che tu la facessi e che tu rispondessi, poichè, se Ugolino è nell’Antenora, si deve comprendere che c’è perchè offese bensì un parente, ma violando, oltre il vincolo familiare, anche i legami di parte o di patria. No, rispondo ancora: egli è nell’Antenora, ma non è dell’Antenora. Comunque sia cominciato il mio ragionamento, certo è che il conte appartiene alla Caina, per tre argomenti che stanno saldi: l’essere egli nella buca d’un altro, lo sporgere col capo, il nomarsi senz’orrore per la fama. Ma a proposito di quest’ultimo argomento, prevengo un’opposizione nuova. È tale: anche in Malebolge si ha orrore alla fama, in Malebolge dove è punita l’invidia, e ciò per la somiglianza che vi è tra invidia e superbia; onde derivano effetti somiglianti; sì che venendo l’invidia dal timore di perdere
podere, grazia, onore e fama,
come la superbia viene dalla speranza di eccellenza, tutte e due sono punite con l’odio di ciò che le fece nascere e crescere. Or bene questa opposizione nuova altro non porta se non la conferma a ciò che io affermo: che la Caina punisce un peccato mezzo tra la superbia e la invidia, perchè ha pur questa nota comune a Malebolge, che tanto in Malebolge quanto nella Caina la posta regola di non nomarsi soffre eccezioni, e le soffre per due motivi, tutti e due derivanti dall’essere l’invidia peccato contro gli uomini, mentre la superbia è contro Dio: motivo primo, che gl’invidi mostrano con ciò di tenersi, come sono, non pessimi; secondo, che il desiderio di fare il male al prossimo in loro, non così stolti come i superbi che alzarono le ciglia contro Dio, persiste ancora, o subdolo come in Capocchio e in maestro Adamo, o feroce come in Ugolino. Questa differenza tra invidi e superbi è significata, come esposi, da Anteo, che, non essendo stato coi suoi fratelli all’alta guerra, non solo è disciolto e parla, ma è sensibile allo scongiuro della fama. Del resto nella ghiaccia è tipico per il primo motivo che dicemmo, Camicion de’ Pazzi che esclama:
Sappi ch’io fui il Camicion de’ Pazzi
ed aspetto Carlin che mi scagioni;
e per il secondo Ugolino che dichiara:
Ma se le mie parole esser den seme