che frutti infamia al traditor ch’io rodo,
parlare e lagrimar vedrai insieme.
Ora in Malebolge questi due tipi si riscontrano qua e là. Coloro in esse che si nomano o accennano, nomano poi e accennano qualcuno più reo di loro, a lor credenza, e fanno loro o dicono il peggio che possono: Ciampolo noma frate Gomita e Michel Zanche; Catalano Caifasso; Pier da Medicina predice sventura
A messer Guido ed anco ad Angiolello,
il Mosca accenna a peggioramento della gente tosca, Bertram del Bornio ricorda Achitofel, Capocchio, con ironìa propria degl’invidi che vogliono dir male senza parere, enumera Stricca e Niccolò e Caccia d’Asciano e l’Abbagliato, e Griffolino rivela Gianni Schicchi e Mirra. Nè si dimentichi l’orribile mischia dei ladri, nè si tralasci la sconcia contesa di Maestr’Adamo con Sinone, nella quale è compendiato tutto il pensiero di Dante intorno agl’invidi dell’inferno. Di Vanni Fucci dissi già assai.
Concludo adunque per la seconda volta che il conte Ugolino è dannato da Caina, se non di Caina. Quale la sua offesa al vincolo di sangue? quale? Una, stimo, a cui lo spingesse appunto il traditore ch’ei rode per vendicarsene. Perchè non della prima morte, ma della seconda è ragionevole che si vendichi un dannato nell’inferno. Chi e di che accusa Pier della Vigna? Si è ucciso: sua colpa e suo danno! Ma no: Pier della Vigna accusa:
La meretrice che mai dall’ospizio
di Cesare non torse gli occhi putti,
morte comune e delle corti vizio,