infiammò contra me gli animi tutti;
e gl’infiammati infiammar sì Augusto
che i lieti onor tornaro in tristi lutti.
L’animo mio per disdegnoso gusto
credendo col morir fuggir disdegno
ingiusto fece me contra me giusto.
È stato l’animo, l’irascibile cioè, che lo spinse al suicidio, ma questo era stato eccitato dagl’invidi della corte. Nè della sua morte accusa questi, ma dell’essere stato fatto ingiusto; come a dire, della sua dannazione. Ed esso, come colui che fu ingiusto in quell’unico fatto e sotto gli stimoli del θυμός, parla misurato ed equo, accusando l’invidia piuttosto che gl’invidi e affermando degno d’onore colui che era stata la causa più diretta della sua morte. Ma pensiamo a Guido di Montefeltro:
Io fui uom d’arme, e poi fui cordigliero,
credendomi, sì cinto, fare ammenda;
e certo il creder mio veniva intero,