io scorsi

per quattro visi il mio aspetto stesso.

Stazio racconta:

Erigitur Tydeus vultuque occurrit et amens

Laetitiaque iraque, ut singultantia vidit

Ora trahique oculos, seseque agnovit in illo;

Imperat abscisum porgi....

Tideo nel trovare la sua morte nel viso del suo uccisore concepisce il suo atto atroce: fa tagliare quella testa, se la fa porgere, la rode, la mangia. Ugolino... si morde le mani, ma per furore, in tanto. Pure, da quel gesto i figli presentiscono; dalle parole dei figli che in quel gesto avevano veduto la voglia di manicare (l’avevano intraveduta come in un lampo perchè

di subito levorsi;)

egli, l’infelice, forse presentisce la conclusione ferina, anzi canina, della tragedia.