teme di perder perch’altri sormonti,

onde s’attrista sì, che il contrario ama;

ed è chi per ingiuria par ch’adonti

sì, che si fa della vendetta ghiotto;

e tal convien che il male altrui impronti.

Questo triforme amor quaggiù di sotto

si piange.

Si riduce dunque questo triforme amore alla superbia, invidia e ira, con questi nomi chiamate via via (superbi cristian, X 121; la cervice mia superba, XI 53; superbia, ib. 68; di tal superbia, ib. 88; or superbite, XII 70; la colpa della invidia, ib. 135; d’invidia, XIV 82; invidia, XV 51; in foco d’ira, ib. 106; d’iracondia, XVI 24; per ira, XVII 36; senza ira mala, ib. 69). Dell’accidia si parla così (XVII 82 e segg.):

Dolce mio padre, dì, quale offensione

Si purga qui nel giro, dove semo?