E quel frustato celar si credette
celando il viso.
E “mal volentier„ confessa il suo fallo. Nell'altra bolgia uno sgrida:[589]
Perchè se' tu sì ingordo,
di riguardar più me, che gli altri brutti?
E anch'egli confessa le sue lusinghe, dopo che Dante ha detto il nome di lui. Nella terza è papa Niccolò che dice il suo fallo, dopo avere accusato Bonifazio e non senza accusar poi altri predecessori; e il nome suo lo accenna, non lo dice: fui figliuol dell'orsa; e dopo l'invettiva di Dante springava coi piedi,[590]
o ira o coscienza che il mordesse.
Non sembra mostrar vergogna lo sciagurato della bolgia quinta, il quale dice il suo essere, se non il suo nome; ma era, quando parlava, col ronciglio tra le chiome![591] Nè vergogna mostrano i due frati godenti; ma nel cauto discorso di Catalano si vede chiara l'intenzione di nascondere la loro reità:[592]
frati godenti fummo e bolognesi;
io Catalano e questi Loderingo
nomati, e da tua terra insieme presi,
come suole esser tolto un uom solingo
per conservar sua pace, e fummo tali,
ch'ancor si pare intorno dal Gardingo.
Poveretti! sì che Dante comincia col volerli rimbeccare, gl'innocenti uomini solinghi:[593]
O frati, i vostri mali...