E così la sua scorta lo rimbrotta. La pietà qui vive col morire.

Abbiamo veduto che la pietà diminuisce via via e s'annulla, rispetto ai peccatori d'incontinenza a mano a mano che l'incontinenza offende, quasi inconsapevolmente, la giustizia, o alla giustizia, per la rea inerzia, non basta; e che, rispetto ai peccatori di violenza o bestialità, è più o men viva, secondo che nel peccato predomina la incontinenza o la malizia. Qui abbiamo la conferma del pensiero di Dante. La pietà deve essere morta avanti quelli la cui malizia fu aiutata anche dall'intelletto, e fu proprio mal dell'uomo. Deve essere morta; eppur non sempre è morta; e anche qui è più o men viva: viva, per esempio avanti gl'indovini, morta e ben morta avanti, per esempio, i simoniaci. Così la vergogna in quali è grande, in quali è minore, in quali, poniamo, nulla. C'è un filo che ci conduca?

Il fatto è che nell'altro cerchietto della frode la pietà scema ancora e la vergogna cresce. I traditori tengono il viso basso.[610] Subito uno di Caina,[611]

pur col viso in giue
disse: Perchè cotanto in noi ti specchi?

Non vorrebbe esser veduto; ma pur conta degli altri, e finisce col dir di sè:

sappi ch'io fui il Camicion de' Pazzi
ed aspetto Carlin che mi scagioni.

Dante s'avanza nella seconda circuizione e qui narra:[612]

Se voler fu o destino o fortuna
non so; ma passeggiando tra le teste
forte percossi il pie' nel viso ad una.

Fu volere forse: a ogni modo, fosse pure stato destino o fortuna, a Dante non increbbe. E vuol sapere il nome del traditore e lo prende per la cuticagna; fin che un altro dice quel nome; e il Poeta allora esclama, che “alla sua onta„ porterà nel mondo notizie di lui. E questi allora rivela quanti più può compagni di pena e d'ignominia: quel da Duera, quel di Beccheria, Gianni del Soldaniero, Ganellone, Tebaldello. Si vede finora ben chiaro che i traditori non amano essere veduti e nomati. Pure è una differenza tra il Camicione e Bocca: quello dice il suo nome, questo no. Ora anche tra i giganti, che certo significano, colà ritti, qualche cosa, è una differenza. C'è tra loro uno “che parla ed è disciolto„:[613] gli altri, no; e a quel di loro, la cui ribellione a Dio fu, diremo noi, con più d'intelligenza, a Nembrotto, Virgilio dice: Anima sciocca! anima confusa! Sono essi raffigurati come enormi bestioni legati, chè non hanno più linguaggio e non hanno più umanità alcuna. Eppure sì dell'uomo avevano. Chè Virgilio pronunzia:[614]