Invero Dante dice che “le Intelligenzie che sono in esilio della superna patria... filosofare non possono„.[1153] Ciò dice delle Intelligenzie separate, ma si deve intendere delle menti anche unite al corpo, ma non illuminate dalla fede. In esse può essere desiderio e amore di sapienza; ma la sapienza non si fa amica della loro anima, per quanto questa si sia studiata e si studii. Or dunque il primo e necessario passo a filosofia è, per Dante, l'aver battesimo e fede. Ebbene Stazio l'ebbe per lo studio che faceva di Virgilio, il battesimo e la fede; l'ebbe, la luce, da quel lume che Virgilio portava dietro sè; l'ebbe, l'ispirazione, dalle parole con cui Virgilio profetava il Messia. Dunque a sapienza fu condotto Stazio da Virgilio; ossia fu, per lui, cristiano e filosofo. Ora è ben ragionevole credere che le parole che cominciano quel verso riportato più su,

Per te poeta fui,

esprimano l'esser condotto da Virgilio a quell'altro abito, a quel dell'arte, a Matelda. E il secondo e maggior alunno di Virgilio, non dice, in verità:[1154]

Tu se' solo colui da cui io tolsi
lo bello stile che m'ha fatto onore?

Ora se tutti e due gli alunni possono dire d'essere stati poeti per lui, per lui possono dire d'essere stati cristiani? Stazio, certo. E Dante? Anche Dante. Noi abbiamo veduto, e il cuore ci s'innonda di gioia nel riconoscere che abbiamo veduto giusto, che Virgilio trae con sè Dante, mentre rovina verso la selva oscura, dove manca il libero arbitrio, come se battesimo o fede non fosse nell'uomo che v'erra; lo trae con sè oltre la porta aperta dal Redentore, lo trae con sè al fiume, cui passare è acquistare il lume che s'infonde col battesimo, ed è, insomma, diventare cristiani. E si intende che se Virgilio per Stazio, quanto allo acquisto della fede, equivale a “studio dell'opere di Virgilio„, per Dante, a quel riguardo e forse all'altro, esprime unicamente “lo studio e l'amore„.

Ma già son piene le carte. Il velame si è levato quanto basta a contemplare la visione di Dante. Narrarla non posso qui; sì, in altro libro che comincia di là dove questo finisce. E ciò che ora verrò soggiungendo, è solo “un prendere lo pane apposito, e quello purgare da ogni macola„.[1155] Dirò dunque che la divina Comedia è tutto un amoroso uso d'arte e di sapienza: un poetare, cioè, e un filosofare. Ora del filosofare nel Convivio Dante ci dichiarò le due parti componenti: l'amore e la sapienza. L'amore nella Comedia scinde in certo modo da sè, e raffigura in Virgilio. Notevole mi sembra che nel Convivio volendo dar prova di questo amore cita Democrito e Platone e Aristotele e Zeno e Socrate e Seneca; come nella Comedia sceglie, a impersonarlo, Virgilio: tutti pagani.[1156] Ciò perchè “l'oggetto eterno (di questo amore) improporzionalmente gli altri oggetti vince e soperchia„; ma specialmente li vince e soperchia in quelli che raggiungerlo non possono. Chi vuole esprimere e descrivere un amore appassionato, fervido, indomabile — l'amore —, non lo dipingerà mai soddisfatto: lo narrerà implorante in faccia alla ripulsa e ribellante in presenza della morte. Invero dei tre momenti dell'anima, amore, desire e quiete, narrerebbe, chi figurasse l'amor soddisfatto e beato, narrerebbe non quel primo, ma l'ultimo: non l'amore, dunque. E così bene Dante ha adombrato l'amor della sapienza in tale che vive in un desio senza speranza. Ora questi, come vuole la natura sua, dimora sì avanti Matelda, l'arte, ma sparisce avanti Beatrice, la sapienza; e senza lui Dante sale all'Empireo. Nel fatto, quando l'amatore è con l'amata, non c'è bisogno d'un simbolo per figurare il loro amore. L'essere insieme e il guardarsi negli occhi è questo simbolo.

Eppure anche lassù esso ha luogo; quando Beatrice riprende il suo seggio nella candida rosa, allontanandosi da Dante: nell'empireo: nel vero paradiso. Allora un “sene„ si trova presso l'amatore, che è lontano lontanissimo dall'amata. Esso è il Virgilio di lassù: lo studio e l'amore dell'ineffabile verità. Ma quest'altro Virgilio è con altra donna che Beatrice, nella relazione in cui il primo è con essa. Il primo appena chiamato dalla donna beata e bella, la richiede di comandare, e udito il suo prego, dice che il suo comandamento gli aggrada e che vuol subito ubbidire.[1157] È donna essa, cioè signora, e comanda; e Virgilio le ubbidisce: dunque è suo “fedele„, come Dante è fedele, cioè servo, di Lucia; come, in fine, Bernardo è fedele di Maria, della Donna Gentile. Egli è, com'esso dice, “il suo fedel Bernardo„.[1158] Ora ognun vede come a questa Donna Gentile, vergine e madre, e figlia di suo figlio, possano convenire le parole: “sposa dell'imperadore del cielo... e non solamente sposa, ma suora e figlia dilettissima„.[1159] Chè, parlando grossamente, s'intende non solo come sia sposa e figlia di Dio la vergine Nazarena, ma anche come sia sorella di Dio, chi è figlia di lui come di lui è figlio Gesù. E non importa aggiungere che codesta sposa e suora e figlia è detta nel Convivio “donna gentile„.

Ora ella è pur Filosofia, cioè “amoroso uso di sapienzia: il quale massimamente è in Dio, perocchè in lui è somma sapienzia e sommo amore e sommo atto, che non può essere altrove, se non in quanto da esso procede„.[1160] Dunque Maria simboleggia nell'Empireo ciò che l'unione di Dante e Beatrice, cioè la filosofia; e Bernardo ciò che Virgilio in essa unione: lo studio e l'amore, che è come il servo che a quell'unione conduce. Ma la Vergine Madre è la Filosofia di Dio, e l'unione di Dante e Beatrice è la Filosofia degli uomini. La quale pur essendo debole avanti quella di Dio, non è per altro essenzialmente diversa, poichè da quella deriva.[1161]

Non ha qui luogo la distinzione di teologia e filosofia: filosofia è termine sintetico. Chè ell'è dunque, amore di sapienza. Ora scindendo il concetto nelle sue parti componenti, l'amore si rappresenta dal Poeta della Visione e dallo imbanditor del Convivio come insaziato; chè altrimenti sarebbe non amore, ma quiete e gioia; e la sapienza è nel Convivio raffigurata come nel Poema, tale quale. Leggiamo. “Nella faccia di costei appaiono cose che mostrano de' piaceri di Paradiso... ciò appare... negli occhi e nel riso„. Il fatto di Beatrice. “E qui si conviene sapere che gli occhi della sapienza sono le sue dimostrazioni, colle quali si vede la verità certissimamente; e il suo riso sono le sue persuasioni, nelle quali si dimostra la luce interiore della sapienza sotto alcuno velamento: e in queste due si sente quel piacere altissimo di beatitudine, il quale è massimo bene in Paradiso„.[1162] Il fatto di Beatrice. O che si è favolato di apostasia?

Ma sì: dicono. “Dico e affermo che la donna di cui io innamorai appresso lo primo amore (di Beatrice) fu la bellissima e onestissima figlia dello Imperadore dell'Universo, alla quale Pittagora pose nome filosofia„.[1163] Leggono: “Dico che, come per me fu perduto il primo diletto della mia anima, della quale fatto è menzione di sopra, io rimasi di tanta tristizia punto, che alcuno conforto non mi valea. Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia mente, che s'argomentava di sanare, provvide (poichè nè il mio nè l'altrui consolare, valea) ritornare al modo che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi. E siccome essere suole, che l'uomo va cercando argento, e fuori della intenzione trova oro...; io, che cercava di consolare me, trovai non solamente alle mie lagrime rimedio, ma vocaboli d'autori e di scienze e di libri; li quali considerando, giudicava bene, che la Filosofia, che era donna di questi autori, di queste scienze e di questi libri, fosse somma cosa. E immaginava lei fatta come una donna gentile: e non la potea immaginare in atto alcuno, se non misericordioso...„.[1164] Ebbene? Leggiamo ancora: “appresso lo trapassamento di quella Beatrice beata, che vive in cielo con gli Angeli e in terra colla mia anima... quella gentil donna, di cui feci menzione nella fine della Vita Nuova, apparve primamente accompagnata d'Amore agli occhi miei, e prese alcuno luogo nella mia mente. E siccom'è ragionato per me nello allegato libello, più da sua gentilezza che da mia elezione, venne ch'io ad essere suo consentissi; chè passionata di tanta misericordia si dimostrava sopra la mia vedova vita, che gli spiriti degli occhi miei a lei si fero massimamente amici; e così fatti dentro lei, poi fero tale, che 'l mio beneplacito fu contento a disposarsi a quella immagine. Ma... convenne, prima che questo nuovo amore fosse perfetto, molta battaglia intra 'l pensiero del suo nutrimento e quello che gli era contrario, il quale per quella gloriosa Beatrice tenea ancor la rocca della mia mente„.[1165] Ebbene? ebbene?