[462.] Inf. VII, III segg.
[463.] Hugo de S. Vict. All. in N. T. II, 5 «Acedia igitur animae dolorem facit, avaritia laborem, quia illa per tristitiam afficit, ista per varia desideria scindens in laboriosos conatus extendit». Altro da lui ha preso Dante, e anche, forse, la doppia manifestazione dell'accidia che è definita «tedio dell'anima... quando ella, perduto il suo bene, rimane solitaria e abbandonata e si muta sibi ipsi (in sè medesima) in amaritudine e dolore». Dolore è quello dei tristi, amaritudine, quella dei rissosi. Non pare? E ciò non esclude l'equazione filosofica di accidia uguale a difetto di fortezza
[464.] Inf. VIII 121.
[465.] Inf. IX 32 seg.
[466.] Inf. VIII 37 seg.
[467.] ib. 88, 83.
[468.] Inf. IX 88.
[469.] Per limitarci, cfr. Inf. XI 74, Purg. XX 96, Inf. III 122.
[470.] Per esempio, Inf. XIV 16: «O vendetta di Dio!»
[471.] Purg. XVII 68 seg.