Ma verrà, verrà, quando che sia (così Beatrice conclude[102]), chi raddrizzerà il genere umano, curando l'adolescenza, avviando per la diritta via l'appetito dei mortali, sì che il fiore della volontà non sia, subito nella primavera, guasto dalle pioggie, e cada senza legare. La redenzione non sarà stata invano; il volere non invano sarà stato franco;
e vero frutto verrà dopo il fiore:
il bene dopo la libertà.
VIII.
Dante, dunque, adolescente e poco oltre la soglia della seconda età, essendosi chiusi quelli occhi giovanetti, che menavano al bene la sua anima sensitiva, la quale allora, come di adolescente, aveva bisogno di chi la guidasse e cui obbedisse, cominciò a essere ingannato dal cuore o appetito. Esso si faceva talora avversario della ragione, e vedeva il bene dove non era e non lo vedeva dove era. Lo vedeva nella fronte di altri e non lo vedeva più in Beatrice salita da carne a spirito. Minor bene preferiva a maggior bene: la donna gentile, per un esempio, alla donna gentilissima, Beatrice viva e di sì breve uso a Beatrice morta e immortale. Il cuore non andava più ver lei, quasi trovasse ostacoli per la sua via: ombrava, come cavallo restio: era vile. E si volgeva ad altri, come attirato dalla voce e dall'aspetto del bene e di Beatrice. Ma il bene e Beatrice non era là, dove il cuore andava. E allora si cominciava “dolorosamente a pentere de lo desiderio a cui sì vilmente s'avea lasciato possedere„. Il dolore era sempre legato all'estremo della viltà. E il dolore era suscitato dal pensiero e dal ricordo e dal sogno della vera Beatrice. La viltà nasceva dal desiderare del cuore contro la costanza della ragione; cioè contro la prudenza, contro il lume di grazia che c'è dato per discernere bene da male, e maggior bene da minor bene. La prudenza, che in Dante era infusa col battesimo, di quando in quando riappariva; ed egli allora si ritorceva dalla falsa imagine di bene; ma tornava a seguirne altre.
Quando finalmente piena si rifece la prudenza, egli era nel mezzo del cammino di sua vita. Si sentì men vile e s'apparecchiò a più non essere.
Egli era stato, per tutto questo tempo, quasi morto; chè vivere è dell'uomo ragione usare; ed egli non usava ragione, perchè, a tratti soltanto, vedeva quel lume e ubbidiva a quel consiglio, che mostra e dà la prudenza, facendo al cuore discernere ciò che ha da fuggire e ciò che ha da cacciare. Or non era più morto. Ora egli cominciava a usare ragione. Il cuore fuggiva fuggiva dalla sua vita passata, e si avviava a miglior meta.
Fu come se ingombro di sonno si fosse smarrito in una selva; e vi avesse passato chi sa quanto tempo, ma che era quasi una sola notte. Ed egli, cercando la sua via si metteva per questo o quel tragetto, e poi se ne ritornava, e poi si cacciava per un altro; e di qua, dove forse era il buon cammino, si rivolgeva, come avesse incontrato fossi e catene, e per là, dove certo era il folto della selva, si metteva dietro qualche inganno di via agevole. Ma quand'era nel più profondo, ecco che un raggio della luna, che era tonda bensì essa, ma selvaggia e aspra era la selva, ecco che un suo bagliore gli mostrava che s'internava invece di uscire e si perdeva invece di salvarsi. E così finalmente verso l'alba si trovò avanti un colle illuminato dal sole nascente.
Quanta paura aveva fatto balzare il suo cuore nella selva! Ora la paura s'era quetata un poco. E anelando il cuore fuggiva fuggiva; mentre Dante posava un poco, per riprendere le forze: fuggiva il cuore dalla selva e tendeva al colle.
Così ogni uomo, che ebbe col battesimo il lume del discernimento, ha bensì in abito la prudenza, ma finchè è adolescente non l'ha in atto. Anzi il suo stato d'imprudenza dura spesso oltre l'età in cui è perdonabile. La puerizia di anima continua un pezzo dopo che cessò la puerizia d'anni. La prudenza, che è in lui in abito, mostra bensì di quando in quando qualche raggio, ma tardi si svela piena e a lui rivela gl'inganni dell'appetito sensitivo. E allora si apparecchia a vivere la vera vita dell'uomo.