È e non può essere. Prendiamo l'avarizia dell'inferno, che sarà peggiore di quella del purgatorio. Ebbene, è un “mal tenere„. Vi pare che la lupa con quella fame insaziabile, con quel suo venire incontro a poco a poco, con quella gramezza che procaccia alle genti, con quella malvagità e reità, e con quel suo tanto ammogliarsi, e con quel Veltro che la deve far morire, non raffiguri se non il peccato d'un vecchietto che tenga stretti i lacciuoli della borsa? E si noti che con gli avari sono puniti i prodighi, e col mal tenere è il mal dare; e che quel mal dare non è dissipazione e che quel mal tenere non è usura o peggio: che sono, l'uno e l'altro, una dismisura nello spendio. Gli uni sono di misera vita, che li fa un po' simili (come, del resto, i loro contrari) agl'ignavi del vestibolo, sì che non possono essere conosciuti e nominati; gli altri, non più che spenderecci e goderecci. E sarebbero gli uni e gli altri adombrati nella lupa? No, no. La lupa non è un mal dare e mal tenere. Eppure è l'avarizia.

O vediamo. Anche la lonza è una bestia leggera e presta molto, eppure equivale alla femmina balba, guercia, zoppa, monca. Ella è, realmente, la concupiscenza; virtualmente, la tristizia o accidia che dalla concupiscenza deriva. Non potrebbe essere altrettanto della lupa? Non potrebbe ella essere il primo e l'ultimo dei peccati di malizia, come la lonza è il primo (specialmente il primo, la lussuria) e l'ultimo dei peccati d'incontinenza? O; come la lonza è peccato di concupiscibile e d'irascibile; non potrebbe essere la lupa peccato d'una e insieme d'un'altra disposizione?

In verità sull'avarizia è dissidio tra i dottori. È peccato carnale o spirituale? Chè[303] “ogni peccato consiste nell'appetito di alcun mutevole bene, che s'appetisce inordinatamente, e per conseguenza in quello, poichè s'ottiene, alcuno inordinatamente si diletta... Ora il diletto è di due specie„: animale o spirituale, come riguardo alla lode umana e simili, e corporale o carnale, per esempio il tatto. L'avarizia non ha luogo tra i peccati carnali, perchè non è corporale il diletto dell'avaro, come del lussurioso e del goloso; tuttavia si può numerare tra i peccati carnali, per questo “che la cosa da cui l'avaro ha suo diletto, è in qualche modo corporale„. Si può; ma da S. Gregorio non si vuole. S. Tommaso ne esce ponendo l'avarizia[304] “per ragion dell'obbietto, come qualche cosa di mezzo tra i peccati puramente spirituali, che cercano diletto spirituale circa obbietti spirituali (come la superbia, che è circa l'eccellenza), e i vizi puramente carnali, che cercano un diletto puramente corporale circa un obbietto corporale„.

Dante ha compreso l'avarizia tra i peccati corporali. Certo. Essa è di quella disposizione che ha in cima la definizione “i peccator carnali, che la ragion sommettono al talento„ e in fondo l'altra “color cui vinse l'ira„. Ma con ciò, egli tra i carnali mette più sotto gli avari, li detesta e vitupera più degli altri. Di metterli più sotto, aveva esempi; abominarli così e dirli bruni a ogni conoscenza, egli volle per qualche suo effetto. E l'effetto è questo, di mostrare che essi sono come gl'ignavi e gli sciaurati di questo vizio, e che c'è, in questo vizio, qualche cosa di peggio sì, ma di men bruno, di più degno di come riprovazione così menzione.

Invero l'avarizia consiste nell'eccedere la misura con la quale si devono tenere le esteriori ricchezze. In ciò Dante è d'accordo con S. Tommaso.[305] O non pensò egli, col medesimo suo autore, che eccedendo, cioè acquistando e conservando più del debito, l'uomo pecca direttamente contro il prossimo, “perchè non può, rispetto alle esterne dovizie, uno soprabbondare, se ad altro non difetta„? Anche mal tenendo, si può peccare contro il prossimo. E allora il mal tenere non è più d'incontinenza, ma di quell'altra disposizione, di cui ingiuria è il fine: di malizia. E dunque l'avarizia, come è mezza, tra i peccati carnali e gli spirituali, così è mezza tra i peccati d'incontinenza e quelli di malizia. Il che è per me, da un pezzo, la stessa cosa.

E Dante poteva leggere pur nella Somma del buono frate Tommaso quest'altra faccia: anzi per certo, credo, la lesse. Lesse che l'avarizia è sì quella dismisura che abbiamo detto, e sì peggio; un'altra dismisura circa l'acquisto e il tener le ricchezze,[306] “in quanto alcuno acquista danaro oltre il dovere, sottraendo o ritenendo l'altrui; e così si oppone alla giustizia„; vale a dire è malizia; “è in questo modo è intesa l'avarizia in Ezechiele, 22, dove è detto: I principi di lui nel mezzo di lui, come lupi che rapiscon la preda a spargere sangue, e avaramente (cupidamente) seguire i guadagni„. Ecco la lupa di Dante, ed è sì avarizia e sì è peccato d'incontinenza, perchè ruba e depreda e uccide; e chi ruba e depreda e uccide è reo di malizia. Ma, nel cerchio quarto del Purgatorio, il Poeta con le parole di Ezechiele dice:[307]

Maledetta sie tu, antica lupa,
che più che tutte l'altre bestie hai preda...

Perciò, a non dilungarci ancor più, perciò Dante chiama lupa l'avarizia, in quanto lupa può divenire, cioè depredatrice e rubatrice, tanto più che, anche restando semplice mal tenere, pecca quasi contro il prossimo, cioè fa quasi ingiuria, ed è perciò mezza incontinenza e mezza malizia.

E questo è il pensiero di Dante. Qual è il peccato per cui l'uomo comincia a distogliersi appena appena dal suo corpo, e a desiderare e fare il male altrui? L'avarizia, la quale essendo pure un'incontinenza e una dismisura, non è senza mal del prossimo. Ma il male lo fa, dirò così, senza intenzione; chè il mal tenere non è peccato di vera malizia. Qual è il peccato in cui comincia ad avvertirsi una cupidità di cose esterne alla propria carne? È avarizia; sebbene quelle cose esterne possano considerarsi un che di corporale. Ora se il male del prossimo è preso per fine? se questa cupidità si esercita su cose affatto esterne, affatto spirituali, come, più o meno, “podere, grazia, onore e fama„?[308] Ecco l'avarizia divenir malizia: ecco apparir la lupa carca di tutte brame. Ma dunque la lupa è l'avarizia? E no; chè invece s'avrebbe a chiamare, se si esercita sul podere e sulla grazia e sul resto, s'avrebbe a chiamare invidia, come è definita nel Purgatorio. No, no, non è avarizia. La lupa è la frode, perchè depreda e ruba; è detta anche avarizia, perchè l'avarizia è l'embrione della frode, perchè dall'avarizia si comincia, quasi involontariamente, a fare il mal del prossimo...

VIII.