Chi è Gerione? È la frode, ma figurata come gli uomini figuravano e si figuravano il diavolo tentatore di Eva.[288] Ora si ripensi la dottrina teologica intorno al primo peccato. In esso la mala volontà precedè la concupiscenza, e questa seguì quella.[289] “Dunque„ domanda S. Agostino a chi credeva che la concupiscenza fosse avanti il peccato nel paradiso terrestre, “dunque nel paradiso, avanti il veleno del serpente pravo consigliere, avanti il corrompimento della volontà mediante quel sacrilego discorso, c'era già l'appetito del cibo non permesso?... La mala volontà fu prima, per la quale si credesse al serpente ingannatore, e dopo venne la mala concupiscenza, per la quale si appetisse il cibo illecito„. Ma tuttavia, come egli soggiunge, riassumendo parole di S. Ambrogio, “se l'anima correggendo la volontà avesse frenato codesto appetito del corpo si sarebbe, proprio nel suo nascere, spenta l'origine del peccato„. Ciò pensava anche Dante il quale, per non parlar d'altro, dice che a tutto il mondo costa “il palato„ d'Eva, cioè la sua concupiscenza.[290] Se, dunque, i primi parenti avessero frenata, stretta, contenuta la concupiscenza, il diavolo avrebbe mentito, mal consigliato, adulato, tentato di sedurre e di barattare e di scindere, invano; si sarebbe invano coperto di pelle dipinta, invano si sarebbe convertito in serpente.[291] Senza, dunque, quel dissolvimento, il diavolo non avrebbe fatta sua preda. E fu un dissolvimento. Chè non era, avanti il peccato, quella battaglia della carne contro lo spirito, della legge del peccato contro la legge dello spirito, nella qual battaglia vince chi trae prigioniero l'avversario;[292] non era, avanti quel peccato, quella conseguente disobbedienza delle membra che fu il gastigo della disobbedienza dei primi parenti e dei loro eredi;[293] quella disobbedienza della carne che non era in loro, poichè la carne obbediva alla mente, e disubbidì soltanto, la serva alla sua signora, quando quest'ultima disubbidì a Dio.[294] La carne prima era serva, le membra ubbidivano, la legge del peccato era prigioniera. Sono imagini comuni. E la corda ai lombi, se altre cose può significare, questa sopra tutte significa, l'obbedienza o il freno della carne e della concupiscenza, la servitù di essa, la vittoria su essa. Or, nel cenno di Virgilio e nel salir su, della sozza imagine di froda, non è esemplato questo primo dramma umano? che il diavolo fece sua preda dell'uomo, perchè questi si tolse quel freno, liberò quella schiava, mutò quell'obbedire della carne e quel dominare della mente?
E il diavolo rappresenta il peccato. E Gerione è imagine di froda. E froda è malizia di cui ingiuria è il fine. Ebbene, il suo salir su al vedere gettata la corda, significherà che, in quel primo peccato, col disubbidir della carne, ebbe luogo una colpa di questa malizia che ha per fine l'ingiuria, una colpa d'ingiustizia. È ciò torna perfettamente. Adamo “tra le delizie del paradiso non volle osservare giustizia„[295] e perciò la sua carne divenne carne del peccato.
Dal suo peccato derivò in lui e ne' suoi figli quella lotta per la quale la mente o la ragione cercò di riassoggettare e riprendere la carne ribelle e fuggita dall'obbedienza e dalla servitù. Diceva S. Paolo:[296] “Vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e che mi fa prigione (captivantem) nella legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice!...„. La carne combatte contro lo spirito. Chi vincerà? Se l'uomo non riesce a frenar quella, essa assoggetterà lo spirito che deve essere suo padrone. Dal peccato della carne nascerà il peccato dello spirito; dalla corruzione carnale la corruzione spirituale. E questo ha voluto dir Dante, io penso. Ed è concetto esattissimo. La concupiscenza, viziata dal peccato dei primi parenti, trasmette nella prole il peccato originale; ed è quella libido per la quale l'appetito sensitivo non si contiene sotto la ragione: è l'incontinenza, insomma; e questa conduce a peggior male.[297] Nè occorre, credo, portare autorità di testi. Pensiamo soltanto che dentro Dite vi è una lussuria peggiore che si chiama Soddoma, un'avarizia peggiore, che si chiama usura e simonia e ladroneccio e falsità, e con tanti altri nomi; e una prodigalità peggiore, che si chiama biscazzare e fondere la sua facoltà, e vai dicendo e come vedremo meglio. Che è ciò? È l'incontinenza che diventa malizia.
Or Dante, col gettito della corda, ha voluto esprimere questo vulgato concetto: che gl'incontinenti si fanno facilmente rei di malizia. Mi pare ineccepibile. Di lassù alcuno gitta la corda, cioè rinunzia a contenere le passioni dell'animo irascibile e concupiscibile. Mostra non di essere soltanto incontinente in questa o quella occasione; ma di non volere essere più in alcuna. Sfrena e discioglie l'appetito per sempre. E Gerione va su: come nel primo uomo, così in ogni uomo la corruzione della carne porta alla corruzione dello spirito.[298] Nella carne è la fame ed è il veleno.[299]
E dunque Dante dice che chi sfrena l'appetito, generalmente si rende reo di peccati più gravi che di semplice incontinenza. Chi rinunzia a prendere la lonza, e gitta perciò la corda, che contro lei serve, divien reo, facilmente, di malizia.
VII.
Di malizia? Perchè allora Dante non scinse la corda al primo ingresso nel regno della malizia? perchè non ingannò con essa il Minotauro che pare il simbolo della prima specie di malizia cioè della violenza? Invero la lussuria che divien Soddoma, la prodigalità che diviene scialacquo, l'avarizia che diviene usura, per non dir d'altro, sono punite appunto nel primo dei tre cerchietti. Andava detto prima questo trasformarsi dell'incontinenza in malizia.
Il fatto è che Dante ha espressa la sua dottrina, dove ella poteva esprimersi più compitamente: dove ha messo il serpente tentatore che è a capo della frode come Lucifero è in fondo. Egli non voleva solo dire che l'incontinenza assoluta conduce a tale o tal altro peccato; ma che ella inquina o disordina la ragione. Or la ragione è volontà e intelletto. Bene: i dannati del primo cerchietto non peccarono con l'intelletto. La frode sola è dell'uom proprio male.[300] I peccati di quei violenti somigliano a quelli che può commettere anche una bestia; quelli dei fraudolenti, no. Perchè quelli dei violenti sì? Sono rei di malizia; e d'ogni malizia ingiuria è il fine. Può essere il fine in un atto di bestia? Non può essere. Il fine è l'obbietto della volontà.[301] La volontà non è nei bruti. Dunque nei loro atti non può essere il fine. E tuttavia la volontà senz'intelletto, spinta ciecamente a un fin di male, ha qualche cosa dello émpito d'una belva infuriata. Ora i violenti hanno volontà poichè hanno un fine, ma non hanno intelletto, perchè il loro non è proprio male dell'uomo. E dunque, se essi valgono a dimostrare che l'incontinenza si muta facilmente in Soddoma e Caorsa e vai dicendo, non valgono a dichiarare questa legge più generale: che alla sfrenatezza dell'appetito tien dietro la depravazione dello spirito, cioè della volontà e dell'intelletto. O non abbiamo veduto che, appunto nella lonza, Dante assegnando come rimedio contro lei l'ora del tempo e la dolce stagione, adombrava il passaggio dall'incontinenza di concupiscibile a quella d'irascibile, e il trasmutarsi della lussuria in tristizia? non vedeva egli, nella medesima lonza, come i primi peccatori carnali, portati dalla tempesta e così leggeri al vento, così gli ultimi tristi, che sono fitti nel fango? come gli stornelli e le colombe, così le bòtte che gorgogliano? La medesima sintesi è lecito credere che egli continuasse, e la continuasse con la medesima comprensione. Se si fosse fermato al Minotauro, non avrebbe detto tutto: come allora giunse sino ai tristi, così qui va sino a Gerione. Nè gli era necessario, anzi nè utile, giungere sino a Lucifero. Gerione è il serpente infernale, Lucifero è il principe dei diavoli; sono, in fondo, la stessa cosa. Ma Lucifero è l'angelo in quanto, per superbia, alzò le ciglia contro il suo fattore e diventò diavolo; e Gerione è il diavolo in quanto, mosso da invidia, indusse al peccato i nostri primi parenti.
E così torniamo alla lupa, cui dipartì dall'inferno “invidia prima„.[302] L'invidia trasformò il diavolo in serpente, e questo serpente si chiama frode. L'invidia scatenò la lupa nel mondo: mi pare sia naturale che anch'essa abbia nome frode. Ma no, ma no: si ripete. Lupo è Pluto; lupa è l'avarizia nel purgatorio: la lupa dell'inferno deve essere l'avarizia.
L'avarizia, dunque, che si purga nel purgatorio e si punisce nell'inferno? O allora le altre due bestie che cosa sono? L'avarizia è il più grave dei peccati d'incontinenza e dei peccati di soverchio amor del bene; ma è più lieve sì del peccato d'incontinenza d'irascibile, che si chiama tristizia o accidia, e sì dei peccati di malizia e di quelli ch'errano per malo obbietto. Dunque per le due fiere, che sono meno temibili e meno malvagie della lupa, non restano che i peccati d'incontinenza più lievi dell'avarizia: la lussuria e la gola. Sia lussuria la lonza; e molti ci hanno pensato, e, tutt'insieme, anche io la credo lussuria, sebbene non lussuria sola: il leone sarà dunque la gola? In vero ha fame, rabbiosa fame. Il peccato di Ciacco sarà dunque rappresentato dalla fiera che ruggisce e spaventa l'aria? E Dante della gola avrà avuto timore più che della lussuria? Eppure: se la lupa è l'avarizia, corrispondente a quella del purgatorio e perciò a quella dell'inferno, il leone non può essere che la gola. Ma il leone non può essere la gola, e dunque la lupa non può essere l'avarizia. Non può essere, ma è. Perchè Pluto si chiama lupo? Perchè si maledice, sotto il nome di lupa, all'avarizia nel purgatorio?