che lagrime goccia,
le quali accolte foran quella grotta.

Lor corso in questa valle si diroccia:
fanno Acheronte, Stige e Flegetonta;
poi sen van giù per questa stretta doccia

in fin là dove più non si dismonta:
fanno Cocito....

La fessura comincia dove finisce l'innocenza del genere umano. La fessura goccia lagrime; le lagrime formano i fiumi infernali. Passar l'uno, il primo di essi, è morire alla morte del peccato originale. Vediamo gli altri.

Ma, prima di tutto, c'è qualche fondamento, oltre la logica e il buon senso, all'interpretazione per cui la fessura è considerata effetto del peccato originale? E sì che c'è; e tale anzi da fornirci la vera postilla di Dante a quelle parole “gran veglio„. Se Dante avesse chiosato da sè il sacrato poema, qual parola avrebbe annotata qui nel margine? Avrebbe annotato: “Natura umana„. In vero Beda[409] afferma che quattro ferite furono inflitte dal peccato del primo parente a tutta la natura umana: infirmità, ignoranza, malizia e concupiscenza. E S. Tommaso, ragionandone, dice che “mediante la giustizia originale la ragione perfettamente conteneva le inferiori potenze dell'anima... Questa fu sottratta mediante il peccato del primo uomo, e perciò tutte le potenze dell'anima rimangono in certo modo destituite del loro ordine per il quale naturalmente sono ordinate a virtù; e questa destituzione stessa è detta vulneratio naturae„. Or la fessura del gran veglio comincia dove finisce l'oro, cioè lo stato d'innocenza o, diciamo con più classica parola, di giustizia originale. Nel che si deve ricordare che Creta, oltre Saturno, ebbe anche un re così giusto, che Dante, pur trasformandolo in demonio, lo accetta e conserva come giudice dell'inferno. La fessura è molto probabilmente, dunque, codesta vulneratio, e il gran veglio è la natura umana.

Ora la vulneratio si esplica in quattro ferite; e le potenze dell'anima cui queste vulnerano, sono la ragione (intelletto), la volontà, l'irascibile, il concupiscibile. Capovolgiamo; ed ecco si trova con l'inferno Dantesco una perfetta corrispondenza, in quanto in esso, cominciando dal secondo cerchio, è punita l'incontinenza, prima di concupiscibile e poi d'irascibile; quindi l'inordinatio nella sola volontà, all'ultimo quella ancor dell'intelletto. Ebbene i fiumi infernali che sgorgano dalla fessura del gran veglio, come dalla vulneratio scende il disordine nelle potenze dell'anima, sono quattro, come quadruplice è quel disordine: e dove si trovano? Cocito è dove “più non si dismonta„, il che è detto in senso proprio e in senso morale; dove non si può andar più giù e dove non si può far di peggio. Invero questo fiume, ghiacciato dal ventilar delle ali del primo superbo, serra in sè i peccatori di malizia con frode in chi si fida, ossia di tradimento. È in fondo in fondo all'inferno, e in fondo all'ultimo cerchietto della frode. Ora in principio del primo cerchietto della frode (secondo della malizia), ossia nella bolgia di Caifas, è la rovina. Della frode, insomma, la rovina è a capo, il fiume in fine. E la frode è un peccato che ha in più del peccato che lo precede, il disordine nell'intelletto. Flegetonte si trova nell'unico cerchietto della malizia con forza. E naturalmente è a basso, e a basso scende nel piano inclinato del cerchietto, fin che nel cerchio ottavo (secondo cerchietto della malizia) cade con grande rimbombo.[410] La malizia con forza è senza intelletto, e in ciò è più leggiera colpa che la frode che segue; ma ha un fine ed è quindi con volontà, e in ciò è più grave dell'incontinenza che lo precede. Questo cerchietto ha una rovina a capo e un fiume in fondo, come può essere in un piano inclinato sì, ma unico. Stige scende visibilmente dal quarto cerchio nel quinto, dove impaluda. Il quarto cerchio punisce una specie d'incontinenza di concupiscibile, l'avarizia; e il quinto l'incontinenza d'irascibile. Una rovina è capo di tutti i cerchi dell'incontinenza, cioè in quello della lussuria; e un fiume paludoso in fondo. Dunque, riassumendo, tra una rovina ed un fiume si trova punita nell'inferno, prima la incontinenza di concupiscibile e d'irascibile, poi il disordine nella volontà, poi il disordine anche nell'intelletto. Le tre rovine dunque, come i tre fiumi a cui elle corrispondono sono in relazione indubitabile con la vulneratio di Beda. Il peccato originale indebolì queste quattro potenze dell'anima, sì da agevolare quelle quattro specie di peccati.

Quattro? Ma sono tre. Sì, tre disposizioni: incontinenza, malizia con forza e malizia con frode. Ma l'incontinenza è duplice, di concupiscibile e d'irascibile. E così sono quattro. Ma allora perchè Dante non ha coi quattro fiumi limitato al basso queste quattro forme di peccato; e invece ne ha lasciato fuori uno, l'Acheronte, e due forme ha ridotte a una?

Vediamo. S. Tommaso dichiara che la vulneratio ha destituite quattro potenze, che abbiamo vedute, del loro ordine a quattro virtù. Quali sono queste? Le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza. Capovolgendo come prima, vediamo che le quattro forme di reità, corrispondenti alle tre rovine e a tre fiumi, sarebbero opposte a queste quattro virtù, a questo modo: temperanza e fortezza alla incontinenza di concupiscibile e d'irascibile, giustizia all'inordinatio della volontà, prudenza all'inordinatio dell'intelletto. Torna? Dunque i traditori e i fraudolenti avrebbero peccato contro la prudenza? i violenti, solo questi, contro la giustizia?

Non torna, pare.

Eppure sì; torna appuntino. I fiumi dell'inferno hanno una sola e unica fonte: la fessura del gran veglio. È un fiume solo, che cambia nome e aspetto e natura. Prescindendo per ora dall'Acheronte, Stige si mostra nel cerchio degli avari,[411] come