una fonte che bolle e riversa
per un fossato che da lei deriva.

Ha l'acqua buia, l'onde bige, ed è tristo ruscello e si fa palude nel cerchio seguente. È il fiume della tristizia, che dalla concupiscenza scende mollemente (Dante e Virgilio vanno in sua compagnia) all'incontinenza d'irascibile. Flegetonte si vede subito nel primo girone del cerchio settimo[412]; si riconosce però solo nel terzo girone di esso;[413] con che si ammonisce il lettore che i peccatori così disparati del cerchietto hanno qualche cosa in comune. È di sangue che bolle. Cade poi con risonante cascata, nel cerchietto seguente; e si rivede, sotto il nome di Cocito, in fondo all'inferno, come una ghiaccia sotterranea.[414] È un fiume solo, dunque, prima tristo e fangoso, poi sanguigno e bollente, quindi ghiacciato e duro. Ora il fiume tristo tiene in sè, come appiccicati, i peccatori di tristizia; almeno questi; e il fiume di sangue fervente bolle in sè i peccatori che diedero di piglio nel sangue; e il fiume di ghiaccio serra in sè i peccatori, diciamo così per ora, freddi a ogni amore. Sono dunque, questi fiumi, pena a peccati che in qualche guisa ad essi assomigliano, o a cui essi fiumi si fanno simili, diventando brago, sangue e fuoco, gelo. Or bene, poichè sono un fiume solo, significano che via via ne' peccati, di cui sono pena, è la reità ancora di quelli di cui pena sono stati. Quindi nella violenza è l'incontinenza, nella frode è la violenza. Cioè, nella violenza è un disordine nel concupiscibile e irascibile, più un altro nella volontà; nella frode, oltre quello e questo, un terzo disordine, nell'intelletto. E così mentre l'incontinenza fa contro le virtù di temperanza e di fortezza; la violenza fa contro queste due, più contro la giustizia; e la frode fa contro la temperanza, la fortezza, la giustizia e la prudenza. E mettendo i vizi opposti a tali virtù, come sono in Beda e come Tommaso li dichiara, mettendo le quattro vulnera, abbiamo che nell'incontinenza è concupiscenza, “in quanto questa è destituita del suo ordine al dilettevole moderato dalla ragione„; è infirmitas, “in quanto l'irascibile è destituito del suo ordine all'arduo„; e nella violenza è, oltre la concupiscenza e l'infirmitas, la malizia “in quanto la volontà è destituita del suo ordine al bene„; e nella frode, oltre la concupiscenza e l'infirmitas e la malizia, è l'ignoranza “in quanto l'intelletto (ratio) è destituito del suo ordine al vero„.

Non è così anche nelle tre fiere? La lonza è la concupiscenza; ma contro lei vale il rimedio che vale contro la tristitia dei fitti nel fango; dunque è anche ciò “per cui l'irascibile è destituito del suo ordine all'arduo„; e che Beda chiama infirmitas e Dante accidia. Il leone si sostituisce alla lonza, perchè ha in sè quello che l'altra; più, vuol fare ingiuria. La lupa si sostituisce al leone, e resta sola; sicchè ha quello che il leone e la lonza. E contro essa avrà solo forza il veltro, che ciberà “sapienza, amore e virtute„. Il che mostra che la lupa ha ignoranza invece di sapienza, malizia invece di amore (l'amore si liqua in volontà del male), concupiscenza e perciò infirmitas invece di virtù. La qual ultima cosa Dante dichiara col fare che la lupa si ammogli a molti animali e col mutarla in fuia o meretrice; questo per la concupiscenza; e, per l'infirmitas, col farla fuggire avanti il veltro.

IV.

Ma l'Acheronte? L'Acheronte è il primo fiume, o il principio del fiume, che deriva da quella fessura la quale comincia dove finisce l'oro dell'innocenza o della originale giustizia.

Continuando giù per l'inferno il suo corso, e si fa Stige e Flegetonte e Cocito, e cambia aspetto e natura, e diventa fango e sangue e ghiaccio, e cambia luogo, e scorre, per così dire, nella disposizione d'incontinenza e in quella di violenza o bestialità e in quella di frode; e queste tre disposizioni sono le tre specie del peccato attuale, come le tre fiere sono del peccato attuale, i tre simboli. E il passo d'Acheronte risponde al passo della selva; e la selva che pur continua dopo il passo, è il simbolo del peccato originale. Come non anche l'Acheronte sarà questo simbolo? Come non questo fiume col peccato originale sarà nella relazione, in cui gli altri tre, ossia il suo corso ulteriore dal triplice nome, aspetto, luogo, uffizio, sono col peccato attuale?

Non occorre ripetere gli argomenti addotti nè addurne di nuovi, mi pare. Come il peccato originale non è passibile di più o meno, perchè è tutto il peccato dell'uomo ed è causa di tutti gli altri peccati; come il peccato originale è la fonte del peccato attuale; così l'Acheronte continua per tutto l'inferno, cambiando solo nome e aspetto e luogo e uffizio, ma rimanendo sempre quello sgocciolio di lagrime che sgorga dalla fessura del gran veglio: dalla fessura che comincia dove l'innocenza o la originale giustizia finisce.[415] E l'Acheronte sta in rapporto con la porta senza serrame, come gli altri tre fiumi, con le tre rovine; i quali quattro fatti sono causati tutti e quattro dalla morte e dalla discesa agl'inferi del Redentore.

Abbiamo veduto che, vivi e morti, tutti entrano e possono entrare dalla porta “lo cui sogliare a nessuno è negato„:[416] a nessuno, vivo o morto che sia. Ma c'è una differenza. Lo sogliare è concesso anche ai vivi, sol da quando fu disserrata la porta e lasciata dischiusa. Prima non potevano entrare se non i morti. I diavoli aprivano. Solo a uno non vollero aprire: al Redentore, che in verità non era morto, per loro. Ma egli, il Possente, si aprì il varco. Da allora dunque i vivi possono entrare. A qual condizione? Che vogliano. Devono volere. Prima di quella apertura, non potevano volere. La porta era chiusa; l'arbitrio non era libero. Or dunque gli uomini possono volere. Ma non tutti vogliono. E allora, quando muoiono della morte corporale, entrano sì, perchè sono corporalmente morti, ma non possono avanzare oltre. Perchè? Perchè l'Acheronte sbarra loro il passo. L'Acheronte non si passa se non da chi muoia alla seconda morte, se è vivo, o da chi muoia della seconda morte, se è morto. Che cosa è dunque l'Acheronte? Il vivo che è entrato dalla porta, può continuare il suo viaggio e passar l'Acheronte. Da chi e da che gli è dato questo passo? La prima condizione è che egli sia entrato. È entrato, perchè la porta è aperta. Dal Redentore fu la porta lasciata senza serrame. Senza, dunque, la rottura della porta, vano sarebbe il voler passar l'Acheronte vivendo e per vivere. Insomma e l'entrar dalla porta e il passar l'Acheronte è, per i viventi, opera della Redenzione; della Redenzione, che appunto cancellò il peccato originale. È dunque l'Acheronte il peccato dei primi parenti? Non proprio. Il peccato originale è la fessura del gran veglio la quale comincia dove l'oro finisce. Che è dunque il fiume che ne deriva? La morte che deriva dal peccato originale. E la rottura della porta dice, rispetto ad essa, che, fin che vive, da che il Cristo è venuto, ognuno può volere la morte a quella morte, ossia passar l'Acheronte. Chi non vuole da vivo, non può da morto. Gl'ignavi restano e Dante passa.

Questa morte è la tenebra.

L'acqua d'Acheronte è livida, senza riflessi, bruna. Chi passa, da vivo, acquista la luce o la prudenza; e si trova tra quelli che di luce e di prudenza furono privi; chè non ebbero altro reo che un difetto. Il quale come si chiama da S. Tommaso? Ignoranza. Ignoranza quella di Virgilio? di Aristotele e di Plato? “Lume non è se non vien dal sereno: anzi è tenebra„. E da quali si diparte, chi passa l'Acheronte? Da quelli che non vollero entrare, vivendo, dalla porta aperta, dalla quale, morti, non possono uscire; da quelli che non vollero morire alla morte e perciò non possono ora morire della seconda morte. Il loro difetto di volere, il loro rifiuto di servirsi di ciò che era stato loro reso libero, è simile alla colpa di quelli in cui “l'irascibile fu destituito del suo ordine all'arduo„: si chiama quindi infirmitas. È colpa, dunque, pari a quella dei fitti nel fango? Non uguale, ma simile. Non uguale, perchè quale arduo è una porta aperta? Che ci voleva per salvarsi, a codesti ignavi, che non avevano avanti a sè fiere verune? che non avevano impedimento nè nelle passioni nè nei tumulti esteriori? C'è tra loro