Onorate, o cittadini, questo anello prezioso delle due piú grandi nazioni sorelle, Italia e Francia; onorate questo prezioso anello dei due piú grandi miracoli della umanità, l'impero di Napoleone e l'emancipazione dei popoli.
B.
Parole di Carlo Luciano Bonaparte principe di Canino.
Cittadini, bisogna sapere che cosa è il potere, bisogna sapere che cosa è l'infame diplomazia, per conoscere il bisogno che hanno i Ministri non solo di essere sostenuti, ma spinti.
Il pensiero della Costituente italiana non può piú cadere; il patriottico Ministero Toscano ha fatto abnegazione di ogni principio municipale quando ha proclamato che in Roma, in quella nobile e inevitabile capitale della penisola, si dovesse riunire la Costituente italiana, scelta dal suffragio universale e diretto del popolo d'Italia: ma se un Governo retrogrado, se una fazione empia e venduta ai nemici d'Italia impedisse questo santo vóto dei popoli, sappia l'Europa, sappia il mondo tutto, che è venuto il giorno in cui gli italiani sapranno riunirsi e formare la Costituente italiana. Se nol potranno in Roma, si ricorderanno che l'Italia ha per cuore una Toscana, e che in qualunque città, in qualunque castello della Toscana potranno, mercé l'attuale rigenerazione, adunarsi. Abbia però la Costituente uno scopo unico: l'indipendenza; finché l'ultimo tedesco non abbia ripassato le Alpi. Bando, per ora, alle funeste distinzioni fra repubblicani e costituzionali, fra federalisti e unitari: siamo tutti italiani. E se un partito impudente volesse suscitare, stigmatizzare i repubblicani, che vantano fra loro i piú generosi italiani, diciamo ad esso: tacciano le querele intestine! i nostri ordini di governo li stabilirà la Costituente italiana
Italiani di tutti i partiti, non eccettuato alcuno, all'armi! all'armi! abbiam bisogno di unione per cacciar lo straniero.
Fratelli! Una cosa importante e urgente ci resta a fare. Il vostro (dirò il nostro) Ministero, nella sua squisita lealtà, ha voluto convocare la nuova Camera toscana colla legge che aveva prodotto la prima. Ebbene? soffrirete voi che una seconda volta la Toscana ci dia un simile eunuco prodotto? Io non son tale da potere consigliare un Guerrazzi ed un Montanelli, ma se lo fossi, avrei detto loro: Bando agli scrupoli! i nostri avversari non ne hanno quando si tratta di calpestare i popoli. Quando si tratta di stringere una lega di Re contro i popoli tutte le ragioni sono buone; e voi non potrete allargare la legge elettorale? Io avrei fatto loro questo dilemma: Per quelli che riconoscono dalla bontà dei Principi le istituzioni politiche, non può il Principe abbandonare e accrescere la dose di queste concesse libertà? O per quelli che pensano come me, sostengono che i Principi altro non hanno fatto che riconoscere una porzione dei sacrosanti diritti dei popoli, non vi ha sempre tempo di riconoscere questi diritti maggiori; di riconoscerli in tutta la loro forza, in tutta la loro estensione?
Ora dunque chi avrebbe potuto biasimare un consiglio che forse sarebbe ancora tempo di seguire? Quelli soli che rimproverano i Ministri di rinunciar soli a una legge concessa dal tradimento di chi aveva il suo mandato dal Popolo; dal Popolo che dà il suo mandato per sostenere le sue libertà, non per contrattarle; per proteggerle, non per abbandonarle a pseudotiranni. Ora dunque, da questo Circolo, eminentemente italiano, partano individui per ciascuno degli ottantasei circondari elettorali, e predicando la causa d'Italia ottengano da quelli elettori che calcolino la importanza del loro voto e il debito che doppiamente loro incombe di fare che il popolo sia veramente rappresentato e non si rinnovi una Camera sí poco italiana, ora che una Camera, che non rappresentava la vera opinione del popolo, è stata spezzata e infranta. Cosí si spezzi ogni potere che mentisca la missione popolare! Si devono dunque usare tutte le lecite influenze perché un Montanelli e un Guerrazzi non siano abbandonati in questo momento, perché ciò sarebbe un'altissima vergogna per la Toscana, un'ultima rovina della nostra patria.
C.
Parole del Generale Giuseppe Garibaldi