Il mio generale, che sa l'arte di vincere perchè sa quella di comandare, non credeva indegno del suo alto ufficio occuparsi di queste faccenduole. Quando trovava un soldato troppo trasandato nell'uniforme e con i capelli lunghi, si fermava e lo fermava: lo fissava e gli chiedeva il nome. Quel soldato, ritornando all'accampamento, era sicuro di trovarsi preparata una punizione d'ordine di S. E. in persona.

Un generale, con i suoi soldati, qualche volta deve fare come la mamma che mette in castigo il suo ragazzo perchè la mattina gli è parso fatica lavarsi il collo.

I soldati sono spesso dei ragazzi che, a lasciarli fare, si fa il loro male. E cocciutelli alle volte, proprio come ragazzi. Quanto c'è voluto a un nostro bravo bersagliere—buono, del resto, come una pasta—per fargli tagliare un ciuffetto nero che il cappello portato di banda, proprio alla bersagliera, gli lasciava in mostra. Ci teneva a quei capelli, perchè, diceva, erano capelli «di mamma sua». Ma in guerra si devono sacrificare le cose più care.

E un altro soldatino fu anche più cocciuto per un suo bel pizzo castagno. Venne l'ordine a tutto il reggimento di rader pizzi e barbe. A rigor di termini i regolamenti permettono al soldato di portare un pizzo contenuto in certi limiti. Ma il colonnello di quel reggimento partiva dal principio radicale che dove non c'è più bosco le bestie feroci non fanno più il covo; perciò via tutto il bosco: e ordinò ai suoi soldati rasatura completa del mento oltre che della testa.

Ma il soldatino ne fece una questione d'onore. Forse in qualche libro aveva letto che il pizzo lo si è chiamato anche «onor del mento». E protestò:

—Il pizzo non me lo levo. Piuttosto mi faccio fucilare.

Una risposta di questo genere si chiama un rifiuto di obbedienza: mancanza che si punisce sempre, e in guerra più severamente. Così fu che per la sua rispostaccia il soldato fu mandato al Tribunale di guerra; una faccenda seria. Naturalmente a nessuno dei giudici passò per la mente che fosse il caso di condannarlo alla fucilazione: ma due anni di reclusione non glieli poterono risparmiare.

Sappiate però, per vostro conforto, che i due anni di pena li sconterà, caso mai, a guerra finita; e allora, se si sarà portato bene, nel pizzo e nel resto, avrà la grazia: dopo di che, in pace e da borghese potrà togliersi il gusto di portare in pace, la barba lunga, se gli verrà, fino ai piedi.

Voi mi direte che i cavalieri di Carlo Magno, barbuti, erano eroi, quantunque le ricerche storiche che si potrebbero fare in quelle barbe non sarebbero senza resultato: ma i legionari romani, rasati e glabri, vinsero i Teutoni e i Cimbri dalle barbacce rosse.