Perchè il ferito, per quanto soffra, ha sempre nel suo aspetto qualche cosa di sano: la sua giovinezza è una speranza contro le ferite più laceranti; promette di risarcire i tagli più profondi, gli strappi più crudeli: il male è visibile, è dal di fuori. Ma il malato di male epidemico è dentro che si sta decomponendo: la disgregazione dei visceri si manifesta nel lividore della pelle, nel dimagrimento che lo sfigura peggio che uno squarcio di granata. Se lo vedesse all'improvviso così, affondato nella branda del lazzaretto, forse sua madre stessa esiterebbe a dargli un bacio.

Fortunatamente il più delle volte guarisce anche lui. Qualche volta la Natura si vergogna di uccidere un soldato così, a tradimento. Ma le mosche continuano a ronzargli intorno come desiderose di potere da lui infettare un altro. La profilassi, che riesce ad arrestare la propagazione del morbo, vincerebbe più presto, se potesse fermare i voli infausti delle mosche.

In un ospedale da campo ho visto un piantone che non faceva che una cosa: con un fascio di foglie scacciava le mosche ronzanti intorno al compagno ferito. Quel gesto umile, lento, ma continuo quanto il sole nella giornata di luglio, pareva anche un gesto eroico; perchè era materno. Il ferito aveva alta la febbre e gli luccicavano gli occhi: ma anche per qualche raggio di gratitudine.

Quando, non ostante tutto, il morbo è scoppiato, si impone la pulizia, la cura del cibò che si mangia. Con qualche precauzione si può vivere in un luogo ammorbato senza nemmeno accorgersi che c'è il morbo. Ma ci si meraviglia che questo non sia anche più violento, a osservare la indifferenza di molta gente—che pure ha una gran paura di morir di colèra—verso le più facili precauzioni dell'igiene: nella loro tenace ignoranza costoro si ostinano a pensare che anche la malattia sia, come la ferita, questione di caso.

I medici militari hanno da combattere, più che con i malati, con i sani che possono ammalarsi. Meno male che i consigli igienici—che in pace non sono che consigli—in guerra diventano ordini: dieci giorni di prigione, con due ore di ferri al giorno, ad un soldato, per trascurata pulizia di un accampamento, possono salvare un reparto dal morbo minacciante. La disciplina aiuta l'arte medica a fermare la pestilenza, anche se non può fermare i nuvoli delle mosche sciamanti da un lazzaretto a una cucina.

Bella cosa però se Noè nella sua arca non avesse lasciato riemergere dal mondo sommerso anche la stirpe delle mosche, dei mosconi e delle zanzare!

E nemmeno, naturalmente, di altri insetti anche più piccoli e anche più laidi. Ma evidentemente tra le punizioni dell'uomo era stabilita anche quella di grattarsi: e in guerra più che in pace.

La scomparsa dei parassiti segnerà un momento solenne della civiltà umana. Un mio amico, straniero, che conosce l'Italia da molti anni, mi assicurava di aver avuto una prova della civiltà cresciuta nel nostro paese dal fatto che ora, nelle nostre città, si passeggia anche tra la folla senza riportarne a casa, in qualche piega della biancheria, qualche piccolo saltatore nero. In compenso io gli ho raccontato che di un altro insetto, notturno succhiatore di sangue, non avevo mai fatto esperienza nel meno lindo dei nostri villaggi, e non la avrei forse mai fatta, prima di passare un estate in Austria. Negli interstizi del legname che abbonda nella camera austriaca il caldo incuba le colonie dell'odioso parassita. Il nostro soldato, che sapeva di accantonarsi in territorio di costume austriaco, ha fatto bene a provvedersi di una piccola arma da caricarsi a polvere insetticida.

Sono questi i mali segreti e ingloriosi della guerra. Ma ci sono; e ne parlano senza vergogna, tornando dalle trincee, ufficiali che in pace erano lindi come tulipani all'alba. Perchè in trincea tutto è a comune tra l'ufficiale e il soldato: il valore, l'onore, la pazienza, ma, purtroppo, quando ce ne sono, anche gli insetti che non ho nominati.

Contro i quali tuttavia può anche la disciplina. Sicuro; un ordine opportuno e ben obbedito aiuta a vincere anche battaglie di questo genere. In guerra si vede perchè ai soldati si limiti la libertà di tenere barba e capelli a propria fantasia: teste rase e faccie quanto meno barbute, tanto meglio.