Ho sulla coscienza la morte di un topo che forse non aveva altra colpa che quella di voler vivere anche lui. Ma la guerra, anche la più umana, questo diritto non lo riconosce. E per questo dobbiamo sconfiggere l'Austria e la Germania, che hanno ucciso la pace del mondo.


[Pg 85]

[Fastidi.]

Un personaggio di Shakespeare era così sensibile che, una volta, ad un banchetto, fece una scenata a suo fratello perchè questi aveva ammazzata una mosca. Il fratello si scusava:

—Ma, signore, non ho ammazzato che una mosca.

E l'altro, sempre più irritato, a brontolare:

—Ma se codesta mosca aveva un padre e una madre? Povero insetto innocente, che con la sua ronzante melodia era venuto qui a tenervi allegri; e tu lo hai ammazzato!

Il personaggio di Shakespeare aveva in quel momento le sue buone ragioni per dire delle stranezze. La mosca andrebbe sempre ammazzata, se anche ad ammazzarla non facesse schifo. È una sozza bestia: quando gli uomini hanno voluto dare al diavolo un brutto nome lo hanno chiamato Belzebù, che s'interpreta re delle mosche. Prospera nella sporcizia peggio del topo: in guerra, si accompagna alle sue più tristi, inevitabili brutture. E contro la mosca non servono i moschetti.

D'estate è un nemico che l'esercito non riesce a scacciare dalle proprie file; la petulanza è più forte della forza. Per essa non esistono trincee nè reticolati: se l'avversario ha nei suoi ospedali il tifo, l'enterite, il colèra, la mosca si affretta a trasportarli nelle nostre file. E allora la guerra diviene veramente il più orribile sogno che l'uomo possa sognare a occhi aperti. Si rompe il quarto sigillo dell'Apocalisse e il cavallo giallastro corre la terra.