Formicolano nelle case abbandonate, fanno i loro comodi, da padroni, anche nelle case abitate. Topini inquieti e vivaci che potrebbero passare anche per animali graziosi se non avessero quella lurida coda da rettile; sorcioni figli della fogna, immondi. Banchettano, al crepuscolo, dei detriti abbondanti che la guerra lascia dietro di sè, gavazzano la notte per le cantine e nei solai, in turpi scorribande. Bestie sotterranee, portano alla luce i tristi misteri che la luce non dovrebbe mai vedere. Addentano di tutto, vivono della putrefazione. Tutto è fogna per essi; i resti più santi che noi copriamo, anche in guerra, perchè un giorno qualcuno verrà a piangere sulla croce che ne segna l'ultimo riposo, sono minacciati dalla loro laida voracità. Quando si sentono forti delle loro masse schifose, mordono anche gli addormentati, come fossero morti. Scivolano per le trincee come fossero state scavate per la loro vita di cloaca. Tutta questa guerra sotterranea con i cunicoli, con i camminamenti, con le gallerie, che hanno inventata i Tedeschi e che noi dobbiamo accettare per vincerli con i loro mezzi, pare fatta ad intenzione dei sorci delle chiaviche.
I Tedeschi diranno che a ispirargliela è stato il castoro, perchè guerra di insidie, nascosto, la fa anche il castoro, e proprio, come sapeva Dante, «fra li Tedeschi lurchi». Ma anche il sorcio di fogna c'entra per qualche cosa. Se non altro perchè è animale più compaesano dei nostri nemici che nostro.
Noi non abbiamo nemmeno un nome preciso per designarlo: i Veneti le chiamano «pantegàne», ma in Toscana le dicono talpe, come quelle altre, anche sotterranee, ma tanto più pulite, le brave compagne del contadino nel liberare dai vermi le radici delle piante: è chiaro che i Toscani le hanno conosciute tardi e, forse per eufemismo, le hanno identificate a una bestia decente. Si sa infatti che la prima grande invasione dei sorci in Italia seguì quella degli Unni. Da queste parti, come è noto, si affacciarono nel quinto secolo di Cristo i brutti Mongoli dalla faccia cagnazza, scendendo qui per la solita strada dei barbari, da queste Alpi Giulie che si devono riprendere tutte. C'è giù, nel piano, Aquileia che dalle sue rovine illustri ripete al mondo il ricordo di quelle devastazioni antiche. Di qui sono passati anche i sorci di fogna. E quelli che ora infestano il terreno della nostra guerra sono i loro degni discendenti, come là sul Carso quelli che tentano di impedirci la strada di Trieste sono i discendenti degli Unni: gli Ungheresi. Faremo pulizia per sempre degli uni e degli altri.
Quanto ai minori topi, che, se vi fa piacere, possiamo per ora sopportare in piccola quantità, provvederanno, a guerra finita, i nostri gatti. Perchè, anche pochi, sono insopportabili.
Un inglese in India trovò una volta un monaco, naturalmente indiano, che viveva in una capanna tutta nera di topi; e monaco e topi si facevano, pare, buona compagnia. L'inglese manifestò la sua meraviglia chiedendo:
—Perchè non li ammazzate?
A cui il sant'uomo rispose:
—E perchè voi li ammazzate?
Bella risposta in bocca a un santo indiano. I nostri santi però possono aver fatto vita comune con i cani, con i leoni, anche col porco; ma con i topi no. Anzi furono proprio i monaci che portarono dall'Egitto in Italia molti gatti per distruggere i topi e i sorci. Così sia.
Perchè non tutti gli uomini hanno l'abilità che aveva il mio attendente, di acchiappare i topi con le mani. Sicuro, Rinaldo è stato capace di afferrare qualcuno di quei scivolanti roditori. È vero che il topo si sentiva così sicuro del fatto suo che veniva a riposare comodamente sul mio letto e guardava intorno con un certo luccichìo di prepotenza negli occhietti. Rinaldo lo afferrò con una manata sicura che fece fare alla bestiolina uno strillettino. Era troppo tardi per dirgli: fa' a modo.