L'Italia, detta dai giovenchi, è qui....

Questi che, a drappelli, a plotoni, a battaglioni, stanno passando il ponte di Visinale, vanno a morir per l'Italia. Non ridete dell'idea di sacrificio che mi fa pensoso al loro passaggio. È un'idea ohe doveva avere qualche mio antenato preistorico di quattro o cinquemila anni fa. I nostri antenati mediterranei non erano in origine divoratori di buoi come i tedeschi carnivori; erano agricoltori; nel bue vedevano il compagno di lavoro, non la vittima indispensabile al loro appetito. Quando lo ammazzavano, sentivano di sacrificarlo. E lo sacrificavano infatti agli dei. Così la povera bestia moriva sì, ma per uno scopo più nobile che non fosse proprio quello di riempir la pancia ai suoi uccisori: questi non facevano che utilizzare un avanzo di ciò che gli dei avevano avuto.

Non è una macelleria ma un sacrifizio di buoi questo che noi facciamo ora, per preparare il rancio a centinaia di migliaia di soldati. Sacrifizio appare anche per la quantità straordinaria dei capi che si abbattono. Noi prepariamo il pasto quotidiano di carne a contadini che in pace, nei loro campi, non dovevano mangiar tanta carne per essere forti contadini. Ma il contadino, trasformandosi in soldato, ha bisogno che anche il suo nutrimento si trasformi; e le energie vive che questa vita di fatica e di pericolo gli consuma, le ristora il buon pezzo di carne che ogni giorno gli arriva nella gavetta di brodo. Si sacrifica il contadino; è giusto che si sacrifichi il suo animale. L'animale si sacrifica all'uomo, ma tutti e due si sacrificano a qualche cosa che vale più di qualunque vita animale, di uomo, di eroe. Qualche cosa che vive mentre noi moriamo e che è come il riflesso eterno delle nostre vite passeggere: la Patria.

O Italia, che ai tuoi poeti apparisti santa nella pace campestre, Italia di Virgilio, di Garibaldi e del Pascoli, come ti riconosco qui, oggi, a batter l'Austria con le tue dure fanterie di contadini, dietro cui marciano, incolonnati come animali di battaglia, i loro buoi, al sacrifizio!

....Vissero nei campi
i forti antichi popoli: l'aratro
il solco eterno disegnò di Roma:
l'Italia, detta dai giovenchi, è qui.


[Pg 106]

[Buoi e profughi.]

Anche questo nuovo lembo di Friuli che abbiamo riaggiunto all'altro, il Friuli di Gorizia al Friuli di Udine, è paese di campi, di contadini e di buoi. Le case coloniche punteggiano di bianco il verde chiaro del piano, il verde scuro dei colli. Biade e viti al piano, viti e boschetti in collina, e in colle e in piano alberi da frutto come in poche altre parti di Italia: quando ci arrivammo, a giugno, pareva che i soldati non bastassero a finire le ciliege, tante ce n'erano.

Anche contadini ce n'erano. Non tutti, chè gli uomini fino ai quarantacinque anni se li era portati via l'Austria a fare i soldati in Galizia; c'erano solamente i vecchi, le donne, i ragazzi. Ma insomma le campagne non erano vuote: le stalle avevano i loro buoi, i cortili i loro polli. Sarebbe stata una bella cosa se si fossero potuti lasciar tutti dove erano, far la guerra senza disturbarli dalle loro occupazioni pacifiche.