Non si scorgono che fiammate brevi, che fumate lunghe, qua e là, sulla lunga linea: le forze che le provocano restano invisibili. Invisibili anche le nostre fanterie, che pure non sono lontane, mentre stringono il Podgora. È qui che l'azione si concentra: scoppietta la fucileria, prima a folate sparse, poi tutte insieme, come una pioggia dura. Ed ogni tanto un rumore secco come un giro di manovella a un macinino arrugginito: le mitragliatrici.

Ora tutta la falda del Podgora è battuta dalle nuvole livide degli shrapnells nemici; contro le nostre fanterie che avanzano? Dunque avanzano. E perchè non succede nulla al Sabotino? Perchè invece quei due colpi grossi sopra il San Michele? E quel pennacchio nero che sembra uscire dal suolo nella sella di San Martino? Ma tirano anche verso di noi: le solite nuvolette bicolori si aggiustano sopra il drachen. In questa vastità di cielo non sembra possibile che facciano male. Paiono prove di uno spettacolo pirotecnico fuori d'ora. L'odor della polvere? Ma qui non c'è che odor di terra silvestre e di fieno. E il cuculo se la deve godere, indifferente come un poeta d'Arcadia; ma più coraggioso, bisogna convenirne.

Ora, mentre il giorno declina, le sue due note che ritornano in ogni pausa di cannonate hanno preso un'inflessione di malinconia. Non schernisce più gli Austriaci per i colpi mancati; piange i nostri che sono morti mentre lui cantava senza guardare e noi guardavamo senza vedere. Nè lui nè noi, in fin dei conti, abbiamo capito bene di assistere a una battaglia.


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[Selvaggina fortunata.]

Un'idea che devono essersi fatta della guerra gli uccelli del Collio può essere anche questa: che la guerra è per gli uccelli un periodo di pace. Si tira dappertutto ma nessuno tira a loro.

La legge che vieta la caccia in tutta la zona di guerra men che meno è violabile in presenza del nemico. Gli Austriaci non devono dire che li scambiamo per lepri: le lepri qualche volta escono dai loro covi; gli Austriaci no: per prenderli bisogna entrare nelle loro tane.

Tuttavia si può ammettere che qualche volta il divieto possa essere stato violato. Il divieto è mosso sopra tutto dall'intento di evitare i colpi d'arma da fuoco che possono far nascere inutili confusioni. Ma i lacci e le panie sono silenziosi. Così, in gran silenzio, qualche polenta sarà stata mangiata con il suo classico complemento di uccelletti; qualche lepre, come in pace, può essere morta anche in guerra in salmì. In tale occasione un ufficiale giustamente scrupoloso rimproverò il cuoco e rammentò che lepri era proibito ammazzarne; i commensali convennero con lui, ma gli fecero notare che non lo avevano invitato ad ammazzarla, ma soltanto a mangiarla.

Il fatto è che, in grazia a quel divieto, nonostante le possibili eccezioni, le lepri hanno prosperato e si sono moltiplicate tra le file, si può dire, dei combattenti. Il Collio del resto non ne era mai povero: quasi tutto il terreno che noi battiamo era anche prima terreno di bandita: c'erano vivai di selvaggina appositamente curati. Ma ora, come nei tempi idillici in cui l'uomo viveva in pace con gli altri animali e gli altri animali tra loro, le lepri si sentono anche meno insidiate ed escono con audacia nuova dai loro nascondigli.