Che poteva esserci in quel plico suggellato che di notte ho portato ad una villa tutta avvolta di fronde? Un ordine di operazioni, una cosa molto seria; una sentenza di morte per qualcuno che deve eseguirlo; un messaggio di dolore per molta gente che non ne saprà mai nulla. Pareva così strano di averlo a portare proprio in quella villa felice; scendere a quel ricco cancello, far stridere la ghiaia fina di quel giardino, aspirare quel profumo di gelsomini. Quanti ce ne dovevano essere in fiore nelle dense spalliere che si intravedevano nel buio! I carabinieri montavano la guardia in un berceau—da queste parti lo chiamano gloriette—di gelsomini.

Un piantone ci guida in silenzio ad una sala che si indovina lussuosa, fatta per i piacevoli convegni di gente ricca e fastosa. Si consegna il plico a un ufficiale di servizio; un saluto e si scende, rapidi e silenziosi, uno scalone di gala: e si ripensa che quell'ordine—letto—si sta suddividendo in altri ordini che già corrono per fili invisibili ad altri uomini che ascoltano gravi e per quelle parole ascoltate si preparano a morire. La guerra sembra anche più straordinaria in questi parchi che in sogno rivedono le luminarie spente, riodono le musiche taciute di notti festanti. Possibile che da un momento all'altro arrivi fin qui un sibilo, e uno schianto feroce ne deformi l'architettura signorile?

Un'altra volta scricchiola la ghiaia fina sotto i nostri stivali pesanti: e, nel silenzio profumato dei gelsomini misteriosi, strillano improvvise le strida rauche dei pavoni. Domani battaglia. Che ne pensano i pavoni belli, vani e stupidi come galline?


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[Trasfigurazioni.]

Dice il Corano: «Non vi è specie di bestia sulla terra nè di uccello che voli con le sue ali che non sia un popolo simile a voi». E i pesci? Che il profeta li abbia ritenuti troppo dissimili da tutti gli altri animali, troppo freddi e troppo voraci, per essere aggregati alla ideale comunità dell'universa vita vivente?

Gli Austriaci proprio nei pesci credono di aver finalmente trovato il popolo che li somigli. E non mica soltanto nei pesci-cani.

Infatti, quando la Garibaldi affondò silurata nell'alto Adriatico, un giornale di Vienna espresse la soddisfazione austriaca con questo pensiero delicato: «Quest'altro anno speriamo di mangiar grasso il pesce dell'Adriatico; noi gli procuriamo buon nutrimento di marinari italiani».

Fortuna che i pesci dell'Adriatico non leggono i giornali di Vienna.