La fanciulla allora s'abbandonò su la seggiola ch'era più vicina, tenendo stretto fra le mani il foglio fatale, che non aveva cuore d'aprire. Ma quando la vecchia, strabiliata ancora di quant'era succeduto, fece per toglierle quella carta, allora Maria la riguardò in volto, corrucciata insieme e pietosa, poi chinò gli occhi, e lesse, che quasi le mancava la voce:

«Maria, mia cara sorella!

«Colui che ti consegnerà questa lettera, ti dirà anche ciò che sia di me. Il cuore mi piange di dover lasciarti sola per qualche tempo; ma rassicurati, non sarà che per pochi dì, forse per poche ore! Pure, te ne prego, fa in modo che nostra madre venga anch'essa al più presto a Milano. Povera donna!... Ma in quanto a me, non le dir altro per carità, se non che sono ammalato, che spero e ho bisogno di rivederla. Il cielo benedica te e lei. Di' ancora alla buona signora Giuditta, che mi compatisca e mi perdoni. — Tu intanto prega il Signore per me, e fatti cuore; io non ho nulla di che rimproverarmi in faccia agli uomini. Mia amata, mia infelice sorella! ricordati sempre, che quanto succede quaggiù, è tutto per volontà di Dio!...»

Misera giovinetta! — Che cuore fosse il suo allora, di quale spavento, di quali fantasmi fosse agitata e piena per essa la notte che seguì quel terribile giorno, nessuno il potrebbe immaginare, non che dirlo. Aimè! tutto l'affanno che può versarsi in cuore umano, era versato nel suo; e per maggior dolore, la sorgente di questa nuova sciagura era un mistero per lei!

VI. IL FRATELLO E LA MADRE.

La mattina del dì appresso, la signora Giuditta che aveva la mente intorbidata dalle conghietture più strane, e si sentiva morir della voglia di sfogarsi con qualcheduno, mise sossopra la casa e il vicinato, e raccontò a tutti il suo gran caso. A credere a lei, si trattava di cose straordinarie; e com'ella non ci poteva veder dentro chiaro, così s'era ficcato in capo di trovare il bandolo della matassa.

Dunque, in manco d'un'ora, aveva narrato la strana avventura della notte alla portinaia della casa, alla moglie dello speziale dirimpetto, perfino alla fruttaiuola e alla lattivendola del contorno; ma nessuna di queste comari, com'è naturale, ne sapeva niente; e quando le avevano risposto con un:.. Oh!..» Bontà divina!... o che so altro, avevan finito.

La signora Giuditta stava per tornarsene e casa, con la sua pettegola curiosità in corpo, quando la sorte la fece incontrare col signor Giosuè, uomo di un certo conto, e priore della dottrina cristiana nella parrocchia, il quale era tutto cosa sua. A costui dunque, come bene pensate, ella ricantò la sua storia, non gli facendo grazia del più piccolo particolare.

Ed egli allora, ch'era un di coloro che sanno o credono di sapere tutto quello che succede e non succede, tirandola in disparte con un'aria cupa, — Cara signora Giuditta, le disse col sussiego di chi dà un gran parere, io so come va il mondo! Tutti i salmi finiscono in gloria, e una donna come voi... non so se mi spieghi... Basta, avete fatto male a impicciarvi con certa gente...

— Ma lei ne sa dunque qualcosa?