— Sopra tutto non state ad aprir bocca con lei! Non ci mancherebb'altro!

— Bene, tacerò... le prometto che tacerò.

— Si, sarà meglio, chè mi pento quasi di aver parlato io! Oh, signora Giuditta, a rivederci.

— Un momento, dica... senta...

Il priore della dottrina cristiana gli aveva voltato il tergo, e se n'era ito.

La signora Giuditta, con la fantasia agitata, in un mar di pensieri, combattuta fra il desiderio di spiegarsi con Maria (la quale, secondo lei, era la colpa di tutto) e la promessa data di tacere, trovò appena la strada di casa sua.

Quando entrò, la fanciulla le venne incontro interrogandola con gli occhi, se mai le recasse qualche buona novella; e in quel suo sguardo, in quella sembianza, leggevasi tutto l'affanno d'un'anima che non crede a una sventura e non ha la forza per sostenerla. La vedova, a cui pizzicava la voglia di parlare e di dire alla poveretta: Tutto è stato causa vostra anch'essa ne fu veramente tocca; e la compassione le suggerì qualche parola d'amicizia e di conforto. Al che la fanciulla rispose con lo stringere e baciare le mani di lei, in atto di viva gratitudine e di dolore, sforzandosi di parer tranquilla.

Rilessero insieme la lettera del vicecurato; conghietturavano, dicevano dieci volte le stesse ragioni, ma non sapevano che ben fare. Alla fine fu stabilito fra di loro, che prima di scrivere alla mamma Caterina, come raccomandava la lettera, o d'andare a prenderla al paese, come voleva Maria, avrebbero aspettato fino al posdomani, affidate che potesse in quel mezzo ritornare don Carlo.

Ma il posdomani passò, e non comparve persona, e non venne parola. Perduta quella poca speranza che per i cuori buoni ha sempre qualche sorriso, benchè mesto e solitario come un fil di luce, Maria cominciò a pentirsi di non esser subito partita a cercare sua madre; e, d'una in altra fantasia, andava creando le più funeste cose del mondo. E quantunque la vedova fosse stata prudente, forse per la prima volta in vita sua, e le avesse taciuto i sospetti di quella sparizione; pure, fra gli altri dolorosi pensieri, venne in mente a Maria anche questo che quant'era avvenuto poteva essere una vendetta dell'uomo potente con cui il fratel suo aveva ardito cozzare per salvarla. Ma tal pensiero era così grave e terribile, che al suo cuore mancava la forza di sopportarlo.

Così abbandonavasi alle sue dolenti illusioni, alle sue inquiete paure. Intanto la vedova aveva trovato modo, per via d'un ex-procuratore del suo antico padrone, di far sapere ogni cosa alla mamma Caterina, affinchè, il più presto che poteva, affrettasse di trasferirsi a Milano: a dir quel ch'era, tutto il trambusto di que' giorni non le dava poco pensiero; nè si sarebbe accomodata, in caso di qualche cosa di grave, a tenersi in casa per un pezzo quella giovine, ch'era stata la pietra dello scandalo e che in fin dei conti non le apparteneva.