Per consolare Maria, le annunziò dunque che fra due o tre giorni, alla più lunga, sarebbe venuta sua madre, ch'ella stessa s'era per ciò raccomandata a una persona di proposito, e che non occorreva la si pigliasse altro fastidio. Questa novella e l'idea di trovarsi presto nelle braccia della madre, rasserenarono per quel giorno l'anima e la fronte della giovinetta; e una consolazione le ne promise vicina un'altra, quella di poter finalmente rivedere anche il fratello.
Passati tre giorni, un biroccio s'arrestava alla porta del palazzo. Era dessa, la comare Caterina, venuta a Milano in compagnia del signor Gaspero, quel vecchio possidente che abbiamo incontrato più d'una volta in questa storia semplice e nostrale. Costui aveva ricevuta una lettera del procuratore al quale la signora Giuditta s'era raccomandata: e, inteso di che si trattava, senz'indugio persuase alla Caterina quel piccolo viaggio, la condusse con sè a Como; e qui noleggiata una vettura, l'accompagnò egli stesso a Milano, dove per abitudine capitava sempre una volta all'anno.
Maria era accorsa alla piccola finestra del cortile. Ella guardò, vide di lontano la madre che si congedava dal suo compagno di viaggio, ne intese la voce, e dimenticò tutto. Pochi momenti appresso, Caterina stringeva tra le braccia la sua povera figlia, e Maria nascondeva sul seno materno il viso, che solo per un istante si tinse ancora del suo vivo colore.
Senza piangere, senza parlare, stettero così in quel dolce e prolungato abbracciamento; e pareva che la fanciulla non volesse distaccarsene più.
— Maria, mia buona e cara figliuola, disse alla fine la madre. Oh! perchè m'hai tu abbandonata? questi sei mesi sono stati sei anni per me! Oh Madonna santa! come ti sei cambiata, povera tosa! Non ti riconosco più!... Ma com'è mai che ti trovo qui? Non sei più nella casa di quel signore inglese?... E voi, signora Giuditta, e mio figlio... è qui don Carlo? ma perchè non ho io saputo niente fin adesso?... M' hanno detto ch'era ammalato... io voglio vederlo! dov'è egli?... Ditelo dunque, non mi fate penare!...
Queste molte inchieste, che alla misera suggeriva tutto in un punto il materno suo cuore, posero nell'impaccio la vedova; la quale s'era bene accorta che la vecchia comare era al buio di tutto. Maria non aveva coraggio di dire una parola; e guardava, guardava la madre, senza togliere mai gli occhi da quell'amato volto, in cui la solitudine ed il dolore avevano in poco tempo solcate più profonde le rughe dell'età. Ma, atteggiata com'ella era, in muta e affannosa contemplazione, la sua celeste figura suscitava nell'anima una pietà mista a terrore.
Alla fine la Giuditta, fatta la faccia tosta e il cuor duro, pensò: Qui è meglio parlare; un momento o l'altro, bisogna pur ch'ella sappia tutto...
— Cara la mia Caterina, prese dunque a dire, non vi crucciate così: fatevi un po' di coraggio!
— Oh misericordia! che male c'è di nuovo?...
— Già lo sapete, a questo mondo dei cattivi ce n'è anche troppi! E son sempre gli stracci che vanno all'aria, come dice il proverbio... E tocca spesso ai buoni a portare la pena dei tristi...