— Oh santa pazienza! parlate, non mi tenete qui su le spine...

— Eh! ognuno ha la sua croce, e c'è chi deve portarla anche per gli altri... E già si sa, bisogna star preparati sempre...

— A che? ma dite su una volta! parla tu, Maria; chè in questo modo ben più mi spaventate e mi fate morire! Mio figlio sta forse male? forse...

— No, no, egli sta bene, ma...

— Signore, datemi cuore! ma che?...

Per tutta risposta, Maria non fece che gettarsi un'altra volta nelle braccia di sua madre. E la vedova raccontò tutto quel che sapeva, tacendone però la cagione, per la pietà di Maria. La povera donna non volle credere a nulla; il colpo era troppo forte, e l'anima sua semplice e piena d'amore non lo sostenne. Ella non pensò nemmeno a chiedere il perchè di quella rovina; non poteva dubitare che il figlio non fosse innocente; il nome di suo figlio era sempre stato per lei come quello d'un santo. Stanca degli anni e sola, ella metteva in lui tutto il suo cuore, tutto il suo tenero orgoglio di madre: aveva speranza e vita nell'unico amato, il quale dopo la morte del suo pover'uomo, com'essa diceva, doveva essere il padre della sua Maria.

La buona donna! Nella solitudine della sua dimora, un tempo rallegrata dalla presenza e dall'affetto de' suoi cari e poi rimasta vòta, deserta, come un sepolcro, ella si consolava e si pasceva dell'idea, che l'uno o l'altra avrebbero sortito una modesta e onorevole condizione su la terra, e che un giorno forse ne' suoi più tardi anni, l'avrebbero circondata di cure e d'amore, e a larga mano compensata de' sacrifizii fatti, e della vita tediosa che trascinava. Non si rammaricava mai che sola compagnia le restasse la vecchia Marta, perchè conosceva il cuore de' figli suoi, e le pareva quasi d'abitar con loro, di viver con loro, quantunque lontani; l'unico desiderio che nutrisse, era di poterli di tanto in tanto rivedere; e ogni dì si teneva certa di presto abbracciarli, in questa certezza essendo tutta la sua gioia. Seduta sovente, al tepido sole delle mattine d'inverno, sotto la nuda pergola della casa, con la sua conocchia fedele, la buona madre pensava alla povertà, alla pace, raccontava la storia d'altri anni, raccontava quella dell'avvenire; ed era felice quando parlava della sua bella Maria o del suo curato alla Maria che le sedeva rimpetto, pettinando la matassine del lino. E allora, senz'avvedersene, le due comari s'arrestavano dal lavoro; all'una spezzavasi il filo della conocchia o cadeva di mano il fuso; all'altra si perdeva il lino nelle punte del pettine. Ma entrambe, in que' momenti, sollevavano al cielo gli occhi e il cuore, con un pensiero più santo d'ogni preghiera, e del pari benedetto.

Ma ora che diversi pensieri, che mutamento!


La mamma Caterina, per tutto quel dì e per molti altri ancora, non volle ascoltare ragione, nè consolazione, nè speranza; non domandava che suo figlio, non voleva che vederlo. Ed essa pure, come prima aveva fatto Maria, si figurava alla mente angustie e spaventi, s'abbandonava ai più tristi presagi, non porgeva più orecchio a nulla, nemmeno al piangere della sua figliuola.