Fu allora che l'amorosa fanciulla, la quale innanzi alla venuta della madre credeva di dover ben presto finire nell'affanno di que' giorni, si sentì maggiore di sè stessa. Una virtù, ignota a lei fino allora, la costanza nel soffrire raddoppiò il suo debole coraggio; ma la sua fermezza, la calma delle parole e degli atti avrebbero dimostrato ben più crudele il martirio dell'anima a chi avesse potuto vedere il suo segreto. Ella soffogava le lagrime; ed era ne' momenti del maggior dolore, che la sua voce si faceva più sicura e più affettuosa. E sorrideva; era un riso malinconico il suo, ma era un riso celeste.

In que' giorni che sempre da uno stesso travaglio misurati fanno parer eterna la vita, così Maria con l'amor suo procacciava d'ingannare a sua madre le ore contate dall'afflizione; essa ragionava di tante cose passate, della loro casa, della vigna su la costa, della vecchia Marta, degli altri amici del paese. E ringraziava il cielo con tutta l'anima, quando vedeva che le sue parole avevano temperata per poco l'amarezza della sciagura presente. Ella nascose nel fondo del proprio cuore tutta la sua parte d'affanni; ella comprese e tolse sopra di sè quel dolore inesprimibile, che solamente pel cuor delle madri non è un mistero; quell'angoscia, la quale non trovava parole nè lagrime, perchè ha de' segreti che a umano orecchio non possono confidarsi e che il cuore altrui non ha mai conosciuto.

Non v'è piaga quaggiù che il tempo non sani; l'abitudine stessa del soffrire può talvolta diventar quasi cara e necessaria; l'amore, l'ambizione, la vendetta, il rimorso, lascieranno pur una volta in pace l'anima di cui han fatto strazio; ma la ferita che porta il cuor d'una madre per amore de' figli suoi, non v'ha balsamo che la medichi, non felicità nè tempo che vi spargano sopra la mesta consolazione dell'obblio.


Così, abbandonate e senza saper nulla mai di quel loro caro, Caterina e Maria trascinavano i dì, le settimane, in casa della vedova; la quale non aveva potuto far di meno di tenerle con sè per qualche tempo ancora, quand'esse, deliberate d'aspettare che fosse decisa la sorte del prete, ne la pregarono, a patto di pagarle trenta soldi al giorno, per le spese. Ciò veramente andava poco a' versi alla Giuditta, causa la paura di cert'altre visite della specie di quella prima che non aveva ancora dimenticata; ma poi, per amor di bene, non seppe dir di no.


Una mattina, erano uscite di buon'ora le due donne per andare insieme a vendere a qualche mercante di mode un velo nero trapunto dalla Maria, in que' dì solitari e mesti: era dessa, che col lavoro delle sue mani sostentava anche la madre. Essendo a caso capitate presso la piccola chiesa di S.***, la Caterina, la quale non lasciava passar giorno che non andasse a pregare il Signore per il suo povero figliuolo e per sè stessa, si volse a quella parte e fece per entrar nella chiesa. Ma d'improvviso la fanciulla, tutta compresa dal terrore d'una funesta ricordanza, le si strinse al braccio, la trattenne, e con voce segreta e supplichevole: — Oh no! madre mia, non andiamo in questa chiesa; io non devo, non posso entrarvi più.

— Perchè, Maria, perchè?... Che hai? tu tremi, diventi smorta! ti senti male?

— No! madre mia, è un segreto.... un segreto che nessuno doveva conoscere! Ah se sapeste che in questa chiesa.... O mio Dio! toglietene per sempre dal mio cuore la memoria!

— Maria! che mistero è questo? parla, dimmi...