La fanciulla leggeva queste schiette e sublimi parole con tanta verità e dolcezza, che parvero alle due donne un consiglio venuto dal cielo.
— O mia madre! disse poi Maria, il libretto che vedete è un dono che m'ha fatto, gli è poco tempo, il nostro Carlo! E queste parole mi sembran le sue... Io mi ricordo ch'egli stesso me le fece leggere un giorno, quel primo giorno che venne lassù a visitarci, dopo la morte di nostro padre. E ogni volta ch'io ne rileggo solo una pagina, non so come, mi sento più forte, più in pace.... Oh! egli è buono, egli è un'anima santa, il nostro Carlo, e il Signore avrà pietà di lui e di noi!
Caterina abbracciò sua figlia con gran tenerezza, e poi staccossi da lei, per andare a coricarsi.
La fanciulla, rimasta sola, riaperse a caso il libro, e le cadde sott'occhio un foglietto scritto dalla mano di suo fratello, e forse dimenticato là entro: eran gli ultimi versi ch'egli aveva dettati.
IL CALICE DEL DOLORE.
O Signor, s'egli è decreto
Che il tuo servo a te ritorni,
Pria che pieni egli abbia i giorni,
Io t'adoro umíle e lieto!