Egli era entrato nell'onesta casa del cittadino di Parigi, e nella soffitta del povero operaio di Lione; stanco dalla lunga via sotto gli ardori del sole d'estate, s'era riposato all'ombra d'una vecchia quercia spagnuola, in mezzo a una banda di guerrilleros, che dormivano d'intorno a lui sicuri e spensierati, sul nudo terreno, co' fidi loro moschetti a lato; aveva durato molte notti sotto il tetto d'un casolare svizzero, in cima delle Alpi, alla vista delle eterne ghiacciaie, e del paese povero e libero; s'era adagiato nella barca del gondoliere veneziano, e aveva vogato nel navicello del pescatore di Napoli. Allora egli aveva sentito forte più che mai nel cuore la voce misteriosa della verità e della bellezza, che spiegano allo sguardo sempre e da per tutto una poesia potente e divina, nello spettacolo della natura e nelle vicissitudini del cielo e del mare, nella religione della povertà e nell'entusiasmo degli umani sacrifizi; allora aveva meditato a sè stesso, e aveva conosciuto che ben poca cosa diventano, in faccia d'una provvidenza così grande, le glorie storiche e l'orgoglio d'una famiglia che conta i nomi degli avi e de' redati poderi, nè si giova delle larghe fortune, che per far nuova grandezza e per ambizioni maggiori.

Il cuore d'Arnoldo era buono e mite; generoso, com'è il giovine a vent'anni, ardente di trovar nella vita la bellezza e l'amore, come il poeta nelle sue prime inspirazioni, egli avrebbe fatto rinuncia del suo avvenire e forse della sua stessa fortuna, preparata con sì lunga solerzia, per una vita oscura e modesta, ma consolata dalla benevolenza, dall'amore, dalla semplice e tranquilla amicizia. L'arte della vita per lui altro non era ancora che il bel sogno della virtù.

Una sera, lord Leslie, all'uscir della Camera de' Pari, chiamò con gran mistero il figlio nel suo gabinetto. E con insolita amorevolezza, e con la fronte serena, egli ch'era sempre accigliato e di scarse parole, s'aperse con Arnoldo, gli disse d'avere spesa tutta la sua vita per lui; gli ragionò della grandezza della sua casa, dell'onoranza degli avi; e conchiuse col proporgli un illustre accasamento, che doveva ristorar la sua ricchezza, crescere il favore del suo nome, e a lui medesimo aprire la luminosa via degli onori. In sulle prime, il giovine ristette mutolo e scontento; ma poi non potè rifiutare a suo padre di conoscere almeno la damigella che doveva essergli promessa sposa: e la cosa stette intanto segreta. La vide dunque, e la conobbe; essa era bella, orgogliosa e leggiera; era fatta per i piccoli trionfi del gran mondo, non per viver nel cuore d'un uomo. Arnoldo sentì subito che non avrebbe potuto amarla mai; vide che, insieme alla fanciulla, gli era necessario sposare anche la causa de' parenti di lei, gli parve quasi d'esser venduto; e a questo repugnava. Aperse allora la sua risoluzione al padre, che impaziente aspettava, e lo scongiurò di comandargli qualunque sacrifizio, fuorchè quello del suo cuore.

Levò la testa il lord in atto di maraviglia, impallidì a quella negativa improvvisa; e congedò, senza dir nulla, ma in superbo atto, il ribelle figliuolo. Lord Leslie aveva già impegnata la sua parola a' genitori della fanciulla; e quello strano rifiuto d'Arnoldo rovesciava tutto l'edificio delle sue speranze. Poichè invano ebbe intromessi i consigli d'alcuni autorevoli parenti per vincere l'ostinata ripulsa del figliuolo, risolvè di lasciar l'Inghilterra, e se ne venne con rapido viaggio in Italia, insieme con Elisa e Vittorina. Arnoldo, ignaro affatto di quella subitanea partenza, e dolente dell'ingiusto sdegno del padre, ascoltò il buon pensiero di seguitarlo, per tornar più presto che potesse in pace con lui. Partì non molto dipoi, e lo raggiunse, ch'egli era di fresco arrivato.

Io non dirò come il padre e il figlio s'incontrassero sul terrazzo della villa di ****, nè dirò le lagrime e le preghiere delle due giovinette, che tentarono invano di mitigare la cupa collera di quell'uomo sdegnato.

— Io sono figliuol vostro, diceva Arnoldo supplichevole, e voglio starmi con voi! Se voi non mi perdonate ancora, aspetterò che il tempo e la conoscenza delle mie virtuose intenzioni mi tornino alla grazia vostra. Sì, avrò pazienza, finchè voi non pronunziate sul mio capo la maledizione!...

Lord Leslie pareva commosso; ma non cedette, nè rispose che questo: — Andatevene, sconsigliato! Io non vi rivedrò finchè non abbiate fatto miglior senno. — E ogni ragione fu inutile.

Ma Arnoldo non rinunciò alla sua virtuosa speranza. Prese a pigione una piccola casa, che non era a più d'un miglio di quella villa; abbastanza contento, se gli avvenisse d'incontrar le sue buone sorelle o sul lago, o sui sentieri della montagna. Con esse, egli ingannava molte ore, ragionando di tante care cose, di tante memorie che portava nel cuore.


La storia di codesta vicenda famigliare potrà, cred'io, spiegare la sdegnosa tristezza del lord, e l'amorevole preghiera delle due fanciulle, in quella mattina.